lunedì 25 maggio 20262' di letturaPeggio di così non poteva finire la stagione del Milan, sconfitto dal Cagliari a San Siro 2-1 e rimasto fuori dalla Champions League dopo aver trascorso praticamente tutto il campionato tra le prime 4 posizioni e aver dilapidato un vantaggio di 10 punti. E peggio di così non poteva forse iniziare la prossima, di stagione, con un'aria di rivoluzione che si tradurrebbe in smantellamento a tutti i livelli: dirigenziale e tecnico, con giocatori e l'allenatore in bilico. "Spiegare è difficile. Una volta in vantaggio abbiamo difeso male - ha spiegato nel dopo-gara un Max Allegri abbacchiatissimo -. C'è stata poca reazione nervosa. Siamo delusi e amareggiati. Va accettato il verdetto del campo. Non è il momento ora di fare delle valutazioni, ma poi andranno fatte a 360°. Ai ragazzi non ho da rimproverare niente, hanno messo sempre il cuore in campo". Parole che non convincono nessun tifoso rossonero sui social. La parola d'ordine, infatti, è "indegni". Una sommossa che prelude al ribaltone totale. Per il momento, Allegri non lascia. E negli spogliatoi non ha salutato i giocatori: non c'è, insomma, un clima d'addio manifesto. "Dimissioni? Bisogna avere la lucidità e la freddezza di analizzare il tutto. Se la squadra è arrivata quinta ci meritiamo la classifica. In tre mesi nessuna soluzione? Mi prendo la responsabilità, dovevo trovarla io. Dopo la vittoria contro il Genoa non ci saremmo mai aspettati una partita del genere. I ragazzi hanno messo tutto in campo, per tutto l'anno. Sei sconfitte nelle ultime dieci? Abbiamo fatto degli errori, io compreso. Stasera siamo stati troppo passivi nei due gol e questo non era mai successo. L'aspetto nervoso ha influito molto. Sul futuro societario non so nulla. Il pensiero per ora va alla qualificazione mancata".Quello di patron Gerry Cardinale, scappato dallo stadio al 90' insieme a Ibrahimovic, entrambi pesantemente contestati, va invece al futuro. Secondo la Gazzetta dello Sport, in via Aldo Rossi sarà una sorta di nuovo anno zero, forse ancora più radicale: ai saluti l'amministratore delegato Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, il ds Igli Tare. Nessuno dei tre sembra aver mai lavorato davvero in team. Tre teste che procedevano in direzioni diverse, spesso opposte, vedasi il mercato dello scorso anno con gli arrivi di Ricci, Jashari e Nkunku. Da qui bisogna partire per capire il fallimento totale dell'annata. E da qui bisogna ri-partire per evitarne un altro.