Hanno vissuto sole che più sole non si può. Una vita di miseria, alla deriva. Hanno incontrato persone sbagliate nei momenti sbagliati e hanno lasciato questo mondo nel buio e nello squallore di una notte che assomigliava a tante altre della loro esistenza. Sara Tkacz aveva ventinove anni, italiana di origini slave. Lyuba Hlyva ne aveva quarantanove, ucraina da molti anni in Italia. Sono morte tutte e due (in notti diverse) scaraventate giù da un’altezza di dieci metri da due diversi vani ascensore di palazzine mai completate. Un cantiere abbandonato da anni, diventato un postaccio indecente.
Sara e Lyuba erano due prostitute che forse non si erano mai conosciute lungo le strade di Pollena Trocchia, nella città metropolitana di Napoli. La sorte, però, le ha legate l’una all’altra nel finale tragico che è toccato a entrambe; nello stesso luogo, appunto, e per mano dello stesso uomo. Un uomo che non ha visto né donne né prostitute né esseri umani mentre le abbordava e, dopo, mentre le buttava giù. Solo corpi da comprare e consumare. Corpi di cui disporre a piacimento. «Quelle due pretendevano un compenso più alto del dovuto», ha spiegato poi lui ai carabinieri. Così abbiamo litigato e le ho uccise».









