Quando nel marzo del 2024 il fratello di Mara Favro ha denunciato la scomparsa della sorella alla procura di Susa, il caso è stato classificato come allontanamento volontario e le ricerche sono cominciate tardi, solo dopo il coinvolgimento dell’avvocato dell’associazione Penelope, che si occupa di persone scomparse.

Il corpo di Favro è stato trovato un anno dopo, in un bosco di Gravere, in val di Susa, non lontano da dove era stata vista l’ultima volta. Per la sua morte non è stato incriminato nessuno: la procura ha archiviato il caso come allontanamento volontario e suicidio.

“Mara Favro aveva una diagnosi di disturbo bipolare, in paese era conosciuta come una persona con problemi mentali, che aveva avuto episodi psicotici e, nonostante i solleciti della famiglia, in particolar modo del fratello, le indagini e quindi la richiesta di acquisizione dei tabulati telefonici e il controllo delle immagini delle telecamere di sorveglianza sono avvenute molto tardi”, spiega Anna Bardazzi, giornalista esperta di casi di femminicidio che ha seguito la vicenda di Favro e l’ha raccontata in una puntata del suo podcast, realizzata in collaborazione con la famiglia.

Quando è stato ritrovato il corpo, nel 2025, ormai era difficile risalire alle cause della morte e questo ha portato all’archiviazione, “che è stata formulata anche in base alla sua condizione psichiatrica, per giustificare l’ipotesi suicidio”, sostiene ancora Bardazzi.