Ha lottato per quattro anni per salvare la figlia dalle violenze del marito. Ha combattuto contro di lui, che minacciava di morte entrambe. E contro il silenzio di lei, terrorizzata al punto di mentire alle forze dell'ordine: «Il rapporto con mio marito è bellissimo», diceva agli inquirenti che nel 2022 l'avevano convocata dopo che la madre aveva denunciato il suo aguzzino. Ma senza la sua conferma, l'inchiesta era stata chiusa. La madre registra gli audio e riapre l'inchiesta La madre ha resistito. Ha continuato, negli anni successivi, a provare a convincere la figlia a lasciarlo. Ha registrato le telefonate di lei, che si sfogava in lacrime, e ha portato gli audio in procura. Questi audio, adesso, sono agli atti di una inchiesta nuova. La fuga nella notte di Capodanno e la denuncia La salvezza è avvenuta la notte di Capodanno. Quando questa madre coraggio ha portato via la sua bambina dalla casa dell'orrore. Nei primi giorni di gennaio sono andate insieme a denunciare. Questa volta nessuno ha coperto nessuno. Alla polizia locale la figlia ha detto: «Ho capito adesso che quello che ho subito sono maltrattamenti gravi. Ho capito ora che sono una vittima di violenza. Ho paura di morire. Sono scappata di casa e sono giorni che lui non si fa sentire. Questo silenzio lo conosco. Sta tramando contro di me. Portatemi in una struttura protetta». Sei anni di maltrattamenti e isolamento È quello che succede. Sei anni dopo l'inizio dell'inferno. «Lui era ossessionato dalla gelosia, la prima discussione è stata il giorno delle nozze», è l'incipit della denuncia che la donna rende agli inquirenti. «Lui mi ha isolata da tutti, dalle amiche e dai parenti. Non sono mai stata libera. Nemmeno di usare il telefono o il pc. I miei cellulari avevano la sua sim ed erano intestati a lui. Potevo usarli poche ore al giorno. Poi li chiudeva nello sgabuzzino». Accuse di sequestro, minacce e violenze sessuali Non sequestrava solo i telefoni, l'uomo indagato dalla pm Lea Lamonaca e colpito dal divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico emesso dalla gip Enrica Angioni. Sequestrava anche la moglie, secondo l'accusa, che gli contesta anche questo reato, oltre ai maltrattamenti, alle minacce aggravate e al possesso di una scacciacani, arma che gli viene sequestrata nel 2022 dopo la prima denuncia della madre di lei. La parte più difficile da raccontare per la donna, ora protetta e assistita come parte offesa dall'avvocata Giuseppina Paragano, è quella degli abusi sessuali. «Mi obbligava a bere e mi costringeva a fare sesso con altri uomini, anche anziani, davanti a lui. O in casa o nei parcheggi. Mi filmava e mi ricattava. Diceva: “Sei una brutta persona, guarda cosa hai fatto, lo farò vedere a tutti”. Se mi rifiutavo, mi picchiava. Una volta mi ha tirato un pugno in un occhio. Poi un calcio in pancia. Mi ha strappato una ciocca di capelli dalla radice». Violenza economica e controllo totale sulla vittima Anche la violenza economica è contestata all'indagato. «I soldi del mio stipendio li teneva lui. Non ero libera di andare a fare la spesa da sola. Non avevo un soldo». La denuncia ai carabinieri e il silenzio imposto È uno strazio quotidiano da ascoltare per la madre, che si sente impotente come la figlia. Una madre che inizia a temere che lui possa ucciderla. Nel marzo del 2022 la mamma si presenta dai carabinieri di Moncalieri. Ma la figlia, convocata, non conferma nulla. Quattro anni dopo dirà: «Perché ho mentito? Lui mi ha costretta a farlo e a registrare il colloquio. Lui è imprevedibile. Beve da anni. Avevo anche paura che divulgasse le foto intime che mi aveva fatto e che le cedesse ad altri. C'è voluto tanto tempo perché io capissi che sono una vittima di violenza. Perché io associavo l'idea di vittima a quella di una persona che non reagisce, invece io cercavo sempre di farlo. Adesso vorrei che venisse punito per quello che mi ha fatto. Per tutte le volte in cui mi ha spaccato il labbro. Per tutte quelle in cui si è appostato fuori dal negozio dove facevo la parrucchiera per controllare che non servissi clienti uomini. Per quando mi ha tirato gli schiaffi in faccia perché mi ero fermata troppo a parlare con una vicina. Per quando mi ha obbligata a licenziarmi chiudendomi in casa a lavorare in smart per un call center. Così non uscivo più. Ho avuto bisogno di tempo per metabolizzare. Non che sia passata la paura. Adesso che l'ho denunciato, so che mi verrà a cercare o manderà qualcuno. Mi ha sempre detto che si sarebbe vendicato. Ma ora sono io che voglio che sia lui a pagare».