ROVIGO - Aveva appena iniziato a parlare e già usava parole che nessun bambino dovrebbe conoscere. «Mamma mi picchia, ho paura». Frasi spezzate, dette davanti al padre durante alcune videochiamate. Frasi che, secondo l’accusa, raccontano una quotidianità fatta di urla, strattoni e schiaffi. Un orrore domestico che ora approda davanti alla giustizia: una donna, 31enne residente in Medio Polesine, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di maltrattamenti nei confronti del figlio minore. La prima udienza è fissata per il 19 maggio davanti al tribunale di Rovigo.
Secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta di rinvio a giudizio della Procura, il bambino, che aveva appena tre anni all’epoca dei fatti, sarebbe stato più volte vittima di comportamenti violenti da parte della madre, sia verbalmente sia fisicamente. Un quadro che emerge da almeno due episodi contestati dagli inquirenti e che, stando alle carte dell’indagine, si sarebbe protratto nel tempo. Il piccolo, già fragile per una condizione sanitaria complessa, una forma di alterazione globale dello sviluppo psicologico associata a sordità neurosensoriale bilaterale e ritardo dello sviluppo, avrebbe subito rimproveri e aggressioni anche in situazioni quotidiane. La contestazione mossa dalla Procura parla di strattonamenti, sculacciate e schiaffi, oltre a urla e rimproveri ritenuti sproporzionati rispetto al comportamento di un bambino così piccolo.






