La libertà, per lei, ha preso le sembianze di una porta socchiusa. Un’occasione che non poteva perdere. Vent’anni appena, un figlio di pochi mesi, e una vita stritolata in una gabbia invisibile fatta di controllo, paura e silenzi imposti. La settimana scorsa, approfittando dell’assenza del convivente, quella giovane donna ha stretto al petto il suo bambino, preso per mano la madre e, tutte insieme, sono fuggite verso Torino.

Rifugio e timore costante

Si sono nascoste in una stanza d’albergo, lontano da quello sguardo oppressivo che per troppo tempo aveva scrutato ogni minuto della loro esistenza. Ma la paura era ancora lì, dietro ogni ombra. A rompere il silenzio sono stati alcuni conoscenti, che hanno allertato la Polizia Locale. Al loro arrivo, gli agenti del Nucleo di Prossimità hanno ascoltato, rassicurato e convinto le tre a denunciare.

Denuncia e racconti di anni di violenze

Al Comando di via Bologna, madre e figlia hanno raccontato anni di umiliazioni e minacce. L’uomo – secondo la denuncia – non permetteva alla compagna nemmeno di uscire di casa. La madre, più volte intervenuta per proteggerla, aveva subito a sua volta violenze e intimidazioni. Un episodio, sempre stando alle accuse, avrebbe coinvolto persino il piccolo.