Brescia, 13 giugno 2026 – Joy è arrivata a Brescia dalla Nigeria. Gli operatori e le operatrici dell’unità di strada la accompagnano al consultorio familiare a fare visite ginecologiche e controlli periodici, ma non sempre si presenta agli appuntamenti. Cambia casa in continuazione, la sua vita si muove su un equilibrio instabile, dove ogni contatto può essere controllato. Carmen, invece, ha cercato l’unità di strada tramite il passaparola. È una persona trans arrivata dal Brasile in aereo. All’arrivo ad aspettarla c’era la sua ‘Caffettina’, la maîtresse.
Una manifestazione per chiedere lavoro regolare e diritti
I debiti e i ricatti
Sapeva che avrebbe dovuto prostituirsi per un periodo, il tempo necessario a saldare il debito contratto per il viaggio, ma il suo sogno di diventare parrucchiera si è infranto di fronte alla realtà che la aspettava: il debito, stabilito in Real brasiliani, doveva essere restituito in euro, più di sei volte tanto. Dai suoi racconti, emerge la paura della sera in strada, la violenza subita da un cliente che non voleva pagarla. Si sente intrappolata. Vorrebbe denunciare, ma ha paura e non sa come fare, non conosce quasi nulla della sua Madame, nemmeno il vero nome. E poi c’è Sayed, giovane afgano fuggito dal suo Paese perché gay.









