Una realtà distopica, quella turca, che gli attori esterni fanno finta di non vedere. Un Paese che è indispensabile per l’Italia e l’Europa su più fronti: dalla difesa ai floridi rapporti economici, senza dimenticare l’immigrazione. Quest’ultima è una carta che l’Europa si è giocata più e più volte per alzare i muri; in Turchia, secondo le stime ufficiali, ci sono infatti 3,5 milioni di siriani ed è una terra di passaggio per arrivare nel nostro continente. Un attore troppo strategico per voltargli le spalle. Ma cosa sta succedendo dentro i confini nazionali? «Ci sono due Turchie», spiega Riccardo Gasco, coordinatore del Programma di Politica Estera presso l’IstanPol Institute, che poi aggiunge: «Una trionfante e proiettata all’esterno, ago della bilancia su più fronti e capofila come Paese che si batte contro Israele e a sostegno della causa palestinese. Ma dentro la nazione è la prima volta che una corte di giustizia rimuove i leader politici di opposizione. Questo è successo: Erdogan vuole far sì che il partito di opposizione diventi un partito fantoccio, in modo da vincere le elezioni nel 2028 senza troppi problemi. Oggi il leader designato è Kılıçdaroğlu, nonostante gli elettori abbiano votato Özel all’ultima consultazione».