La notizia è della Nbc news. E quando anche la Reuters e poco dopo Fox tv la confermano, tutti capiscono che qualcosa sta per cambiare a Cuba. Non si tratta più di inseguire la sequela di minacce e di nuove aperture a cui ci ha abituato Donald Trump. Questa volta è diverso. L’isola è in agonia dal gennaio scorso quando il capo della Casa Bianca, reduce dal blitz in Venezuela dove è stato catturato e portato via Nicolás Maduro, ha varato una serie di durissime sanzioni che la stanno letteralmente soffocando.Cuba non ha più petrolio. Ha esaurito anche le ultime scorte che le erano arrivate tramite una nave russa con il suo carico di 100mila tonnellate di greggio. Lo annuncia, con aria seria e grave, lo stesso Vincente de la O Levy, ministro dell’Energia e della Miniere, giovedì 14 maggio in una drammatica apparizione sulla tv di Stato. L’isola resta immersa nel buio 22 ore al giorno. Tutti a piedi, bar e ristoranti chiusi. Cibo impossibile da conservare. Manca il gas e si cucina con la legna e anche col letame.Ecco allora che gli Usa pensano di infliggere il colpo decisivo, quello finale: la Procura generale per il Distretto meridionale della Florida è pronta a incriminare Raúl Castro. Il fratello di Fidel. L’uomo rimasto sempre nell’ombra, lo stratega della sopravvivenza del regime dopo la caduta dell’Urss, il protagonista dello storico disgelo con gli Usa durante l’amministrazione del presidente democratico Barack Obama. Il leader che ha preso in mano la guida di Cuba come presidente fino al 2018 dopo aver rafforzato, in silenzio e in gran segreto, l’apparto militare e d’intelligence. L’accusa si riferisce all’abbattimento di due Cessna 337 dell’organizzazione anticastrista “Hermanos al rescate” da parte dei Mig dell’aviazione militare cubana il 28 febbraio del 1996. Quell’azione, nella quale morirono i quattro piloti, fu il tentativo quasi disperato di alcuni dissidenti in esilio a Miami di denunciare la durissima repressione nell’isola. Volevano sorvolare L’Avana e gettare dal cielo volantini di protesta e di incitamento alla rivolta. Segnò il momento più alto della tensione tra Washington e L’Avana e causò un punto di rottura mai più ricomposto. Cuba disse che era stato violato il suo spazio aereo, gli Usa replicarono che l’abbattimento era avvenuto in area internazionale. Alla fine, la vicenda fu archiviata. Adesso viene riesumata grazie a un nastro di 11 minuti e 32 secondi su cui è impressa la voce di Raúl Castro ora nelle mani della giustizia Usa. È una confessione. Finora tutte le responsabilità erano ricadute su Fidel, non sul fratello. «Bene – dice il vecchio leader ai piloti del Mig alzatosi in volo – abbatteteli in mare quando appaiono; e non consultate chi ha l’autorità». Tutto sembra pronto per l’atto di accusa ufficiale. Anche la data: giovedì 20 maggio, il giorno in cui si celebra la festa dell’Indipendenza Usa. Il precedente di Caracas fa scuola. Ti incrimino e se non ti consegni ti vengo a prendere.Poche ore prima dell’indiscrezione accade qualcosa che sembra altrettanto surreale per l’isola che dal 1959 resiste all’assedio statunitense. Un piccolo aereo militare usato dagli Usa per le visite di Stato atterra nello scalo della capitale cubana. A bordo ci sono alti funzionari e il direttore della Cia, John Ratcliffe. Non è la prima visita del capo dei servizi segreti Usa. Ma questa volta viene resa pubblica. Con tanto di foto in cui appaiono le due delegazioni, una di fronte all’altra, divise da un tavolo. Tra i cubani spicca Raúl Guillermo Rodriguéz Castro, 41 anni, nipote prediletto e guardia del corpo di Raúl. Lo chiamano El Cangrejo, il granchio, per la piccola malformazione a una mano con sei dita. È lui l’uomo scelto da Marco Rubio, segretario di Stato, figlio di emigrati cubani e lui stesso nato a Cuba, per trattare il futuro dell’isola. Ma ci sono anche il ministro dell’Interno, Lázaro Alberto Álvarez Casas e il capo dell’intelligence Ramón Romero Curbelo. Gli Usa vogliono un cambio deciso, sia politico sia economico; i cubani chiedono la fine del blocco che da 70 anni sta strozzando l’isola.Le posizioni restano distanti ma il dialogo prosegue. Ratcliffe deve tracciare la strada e aprire un varco nel monolite del regime. Di lui, il capo dei Maga, si fida ciecamente. È già stato capo dell’intelligence militare (Dni) durante il primo mandato del presidente repubblicano. Ora sembra aver assunto una sorta di ruolo diplomatico: media nei rapporti con i Paesi con cui gli Usa hanno un conflitto. Ratcliffe ha affrontato il problema del nucleare iraniano con Benjamin Netanyahu e il capo del Mossad David Barnea prima dell’attacco alle infrastrutture atomiche del Paese degli Ayatollah nel giugno scorso; è intervenuto in alcuni cicli dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina; ha favorito lo scambio del russo Alexander Vinnik con l’insegnante statunitense Marc Fogel.È stato sempre il capo della Cia ad arrivare da solo in Venezuela nel gennaio scorso per incontrare Delcy Rodríguez. C’era appena stato il blitz di Caracas. La sua missione era chiarire la posizione della Casa Bianca. Capire se l’attuale presidente a interim fosse disposta a seguire alla lettera le istruzioni di Washington. Ha svolto lo stesso compito questa volta a L’Avana. Sondare le ambizioni de El Cangrejo, vedere se sia in grado di sostituire lo zio alla guida della nuova Cuba. Alla riluttanza del vecchio Raúl, 94 anni, ci pensa la giustizia Usa. Anche se Castro non è Maduro e Cuba non è il Venezuela.