Ci sono momenti nella vita pubblica di una città in cui la discussione smette di essere soltanto tecnica e diventa inevitabilmente morale. Catanzaro e la sua sanità sembrano vivere esattamente uno di questi passaggi. Non si tratta solo di ospedali, atti amministrativi, nomine o nuove strutture: si tratta di fiducia. E la fiducia, quando viene incrinata, è difficile da ricostruire.

Negli ultimi anni il sistema sanitario catanzarese è stato attraversato da una sequenza di eventi che, al netto delle responsabilità individuali che spetterà alla magistratura accertare, hanno alimentato un clima di crescente inquietudine nell’opinione pubblica. Tra questi, la recente inchiesta che ha interessato l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco”, nell’ambito della quale sono state formulate ipotesi investigative rilevanti e sono stati adottati provvedimenti cautelari, ha rappresentato uno dei momenti più delicati della recente storia sanitaria cittadina.

La questione morale nasce prima dei processi

Occorre essere rigorosi ed equilibrati. Un’indagine non equivale a una condanna e la presunzione di innocenza rappresenta un principio irrinunciabile dello Stato di diritto. Ma la politica e le istituzioni non possono limitarsi ad attendere le sentenze. La questione morale nasce prima dei processi. Nasce quando il cittadino percepisce una distanza crescente tra ciò che la sanità pubblica dovrebbe essere e ciò che invece vede.