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«Elementi insussistenti per fondare un’accusa che possa trovare valido sbocco ed esito processuale». È quanto scrive il gip Gilda Danila Romano nel decreto con cui ha archiviato una parte del castello accusatorio dell’inchiesta Sartoria ipotizza illeciti nella gestione degli appalti nella sanità pubblica soprattutto catanzarese. Esce dall’inchiesta l’allora direttore del reparto di Neuroradiologia dell’ospedale di Reggio Calabria, Antonio Armentano. Era rimasto coinvolto nell’indagine nella sua veste di componente del Tavolo tecnico della Stazione unica appaltante Calabria per la procedura aperta per la fornitura di un sistema integrato per le aziende sanitarie regionali. Armentano, difeso dagli avvocati Franco Sammarco e Anna Spada, già in sede di interrogatorio aveva depositato documenti che escludevano sue responsabilità nella vicenda. Subito dopo il colloquio con il pm aveva ottenuto la revoca della misura interdittiva. Per quello stesso capo di imputazione era indagata Michelina Graziano funzionario dell’Asp di Cosenza alla quale era stato dato incarico di predisporre la bozza del capitolato tecnico di gara. Anche per lei il gip ha accolto la richiesta di archiviazione. Il procedimento termina anche a carico di Francesco Bonacci membro della commissione di gara per l’appalto relativo alla fornitura di tecnologie radioterapiche per l’Umg di Catanzaro. Archiviate le ipotesi di turbata libertà degli incanti, corruzione e truffa. Archiviate le ipotesi d’accusa per la medesima vicenda anche per gli imprenditori nel settore delle apparecchiature sanitarie Marco Caruso e Andrea Giannini. Archiviata l’accusa di turbata libertà degli incanti per Gianluca Marino rup della procedura negoziata per la manutenzione dei sistemi radiologici del policlinico Mater Domini di Catanzaro. Per questa vicenda è giunta l’archiviazione anche per Giuliano Taddeo specialista di una società che fornisce prodotti sanitari. Paolo Urzino dirigente dell’Asp di Catanzaro era stato indagato per corruzione insieme all’agente di commercio di una società, Ciro Oliviero, per la gara indetta per fornire sistemi analitici per i test del sangue per i laboratori di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere della Regione. Secondo l’originaria accusa Urzino avrebbe favorito Oliviero in cambio del sostegno suo e della sua famiglia alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Montepaone del 2020. Archiviata un’ulteriore ipotesi di corruzione che coinvolgeva Oliverio insieme alla dottoressa del policlinico di Catanzaro Vittoria Celi. Quest’ultima secondo l’originaria accusa avrebbe favorito la società di Oliviero in cambio dell’assunzione della figlia. Ipotesi però che non ha trovato riscontri nel prosieguo delle indagini.