«Quando ero più giovane…». Lo ripete un paio di volte Paul Kircher, 24 anni, al lavoro da quando ne aveva 18, a 22 il primo riconoscimento – il premio Mastroianni per la miglior promessa alla penultima Mostra di Venezia – per E i figli dopo di loro, film diretto dai gemelli Ludovic e Zoran Boukherma (66 anni in due), tratto dal bestseller di Nicholas Mathieu (700mila copie vendute solo in Francia, 19 traduzioni – In Italia lo pubblica Marsilio – premio Goncourt nel 2018) ancora in sala.
Quando era più giovane… Paul Kircher, figlio d’arte – la mamma è l’attrice Irène Jacob, il papà l’attore Jérôme Kircher – sognava di essere un musicista, poi ha carezzato per un momento il desiderio di diventare geografo, è finito a fare il mestiere di famiglia (anche il fratello Samuel è attore, sono stati entrambi candidati ai César due anni fa) e ha capito, che per quanti tentativi facesse, quello era il lavoro che gli calzava come un guanto.
Anthony, il giovane protagonista di E i figli dopo di loro, non potrebbe essere più distante da lui: «Vive nell’est della Francia, una zona abbandonata da quando la miniera che dava lavoro a molti, compreso suo padre, ha chiuso» spiega a iO donna. «Un luogo dove non succede niente, niente cinema, niente teatri, solo gli interminabili pomeriggi afosi senza vacanze, i centri commerciali, le corse in motorino, i bagni nel lago». Il film racconta 4 estati, vediamo Anthony crescere e con lui cresce il desiderio di partire: «Andare altrove, sfuggire al destino di suo padre… Sogna di andare ad Austin, Texas, chissà perché proprio lì».












