Chiara partiamo dalla storia di Sei: come lo hai pensato e come ci hai lavorato?
Nasce perché in primis avevo dei brani poi è uscito bando di concorso per Nuova Imaie, come sai fare un disco da indipendente non è facile e proprio perché non ci speravo è andata bene col bando; avevo i brani ma non gli arrangiamenti e poi in studio ogni giorno abbiamo completato un brano il tutto in sei giorni ed è nato il titolo dell’album.
Hai scelto come titolo Sei perché ha più significati, tu hai indicato i giorni in studio e il tempo verbale ovvero sei è come essere. Ma nella Smorfia è chi guarda a terra dunque è persona concreta. Ma soprattutto in mitologia è equilibrio, armonia, completezza e dualità: ti ci riconosci?
Chi guarda a terra non è una buona ma una che prova vergogna. Invece nella diesamina mitologica mi ci ritrovo. Dico sempre, per descrivere la mia musica, che parlo di una musica sempre in evoluzione ma io resto autentica.
Cosa resta oggi di quella Chiara di Zanzare e di quell’amore “come fanno le zanzare








