Tenere lontano dalla portata dei bambini cresciuti col sogno di cantare un giorno a San Siro. "Questo disco mi somiglia più di qualsiasi altro, perché non segue logiche di mercato, non cerca l’approvazione facile; è come una medicina col suo bugiardino che ti mette in guardia sui possibili effetti collaterali" spiega Michele Bravi, 31 anni, nel salotto di “Soundcheck”, il format musicale disponibile pure sul sito web e sui social del nostro giornale, parlando della sua ultima fatica discografica Commedia musicale. "Che un album così possa causare ‘insuccesso’, l’ho scritto nero su bianco nel titolo di una canzone non per provocazione, ma perché negli anni ho visto troppe dinamiche discografiche soffocare la libertà artistica. Oggi il mercato chiede altro, io invece ho scelto di restare fedele a ciò che sento".

Per sua stessa ammissione, Commedia Musicale è una raccolta di canzoni felici. Persino il brano Funerale è divertente. Dov’è finito il Bravi tormentato che conoscevamo? "S’è trasformato. Per anni ho scritto canzoni da fazzoletto obbligatorio: drammi, malinconia e cuori a pezzi. Poi mi sono detto: “E se provassi a far sorridere invece che piangere?“. Così ho cambiato registro e mi sono buttato nella commedia, un territorio quasi sconosciuto per me. È stata una sfida creativa e personale: abbandonare il buio per cercare leggerezza, ironia e divertimento".