La causa intentata da Elon Musk contro Sam Altman si chiude con la sua sconfitta in tribunale, ma il processo finisce per dare forza alla sua tesi di fondo sulla trasformazione di OpenAI e sullo scarto tra le promesse originarie e la realtà di un settore guidato dagli incentivi di mercato. L'articolo di Stefano Feltri tratto da Appunti
Doveva essere il processo del secolo, capace di riscrivere la traiettoria di sviluppo dell’intelligenza artificiale, invece è stato il processo del mese. Nel senso che le udienze sono durate poche settimane, venerdì le arringhe finali, lunedì la sentenza: Elon Musk ha perso, Sam Altman di Open AI ha vinto.
Non cambierà nulla, il tentativo di Musk di sabotare la quotazione in Borsa di Open AI è fallito, la sua richiesta di smantellare l’entità for profit che ha di fatto preso il posto del laboratorio non profit originario è stata respinta, così come quella di cacciare Altman, amministratore delegato di Open AI, assieme al presidente Greg Brockman.
La giuria ha stabilito che è passato troppo tempo dai fatti – la rottura tra Musk e Altman risale al 2018 – e dunque le richieste di Musk violano lo “statute of limitations”, sono cadute in prescrizione, diremmo in italiano.











