PORDENONE - Il colosso cinese Midea si prepara a prendere il controllo esclusivo di Esaote, uno dei gruppi italiani più importanti nel medical imaging. La notizia arriva dagli avvisi pubblicati dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che confermano l'intenzione di Midea di rilevare la quota residua della holding cinese che già controlla la società genovese. Un passaggio che chiude un percorso iniziato nel 2017 e che segna un nuovo capitolo nell'espansione industriale del gruppo cinese in Europa. Secondo la documentazione Antitrust, Midea attraverso la controllata Beijing Wandong Medical Technology, il più grande produttore cinese di apparecchiature medicali possiede già indirettamente circa il 22,5% della holding che controlla Esaote. L'operazione ora notificata riguarda l'acquisizione del restante capitale, con esclusione delle controllate negli Stati Uniti, India e Russia. Il termine per eventuali osservazioni del mercato è fissato al 27 maggio.
Esaote, fondata a Genova nel 1982 come spin-off tecnologico del gruppo Ansaldo, è oggi un player europeo di primo piano: ecografi, risonanze magnetiche dedicate, software per la diagnostica, presenza in oltre 100 Paesi. Una storia industriale complessa, segnata da passaggi tra fondi internazionali, buyout manageriali e infine l'ingresso del consorzio cinese nel 2018. Ora Midea completa il cerchio, consolidando la propria piattaforma globale nel medical imaging. «L'operazione rappresenta l'ultimo capitolo di un percorso iniziato nel 2017», scrive BeBeez, ricordando come il consorzio originario includesse anche Yunfeng Capital, il fondo cofondato da Jack Ma. La strategia è chiara: Midea sta costruendo un polo integrato nell'healthcare technology, settore ad alta crescita e ad alto valore aggiunto, utilizzando Wandong come piattaforma di consolidamento. IL FILO ROSSO L'acquisizione di Esaote non è un episodio isolato. Si inserisce in un quadro più ampio: la crescente presenza di Midea in Europa ricordiamo che in Italia il colosso cinese controlla anche la padovana Clivet e la sua capacità di muoversi rapidamente in settori strategici, mentre gruppi storici come Electrolux affrontano una crisi profonda. Il 23 aprile, Electrolux ha annunciato una partnership strutturale con Midea in Nord America, accompagnata da un piano di riorganizzazione globale che prevede 3 mila esuberi, di cui 1.700 in Italia e la chiusura di stabilimenti come Cerreto d'Esi. A Porcia, cuore della presenza Electrolux in Italia, la mobilitazione è continua: sindacati, istituzioni e comunità chiedono il ritiro del piano e denunciano il rischio di un progressivo indebolimento della filiera del bianco. In questo contesto, la mossa su Esaote assume un significato ulteriore. Midea non è solo un partner industriale di Electrolux: è un gruppo che sta espandendo la propria influenza in settori chiave dell'economia europea, dall'elettrodomestico alla robotica, fino alla diagnostica medicale. Mentre Electrolux riduce capacità produttiva e cerca capitali attraverso un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi, Midea investe, acquisisce, consolida. La domanda che emerge nei territori colpiti dalla crisi Electrolux è inevitabile: quale partita si sta giocando oltre a quel che è già stato ufficializzato tra la multinazionale svedese e i cinesi di Midea? Che ruolo avrà Midea nel futuro dell'industria europea? E soprattutto: l'Italia rischia di perdere pezzi strategici mentre altri attori globali avanzano?Il caso Esaote mostra come le aziende italiane ad alta tecnologia continuino a essere oggetto di acquisizioni da parte di gruppi stranieri, spesso cinesi, attratti da competenze, brevetti e posizionamento internazionale. Nel frattempo, la crisi Electrolux evidenzia come a Nordest la competizione globale e la pressione sui costi limitando capacità industriale e occupazione. Due storie diverse, ma un unico filo conduttore: la trasformazione degli equilibri industriali europei. Da un lato, Midea investe e acquisisce; dall'altro, Electrolux taglia, riorganizza e arretra. E l'Italia si trova nel mezzo, con territori come Pordenone e Susegana che difendono il lavoro e chiedono una strategia nazionale per non essere travolti.












