Francesco Cairo, “Erodiade con la testa del Battista”, part., Vicenza, Museo Civico di Palazzo Chiericati
Esce finalmente – dopo oltre vent’anni di elaborazione, con le amorevoli cure di Davide Dall’Ombra – il carteggio Testori-Longhi (le missive di quest’ultimo sembrano perdute): Giovanni Testori, Con Roberto Longhi Lettere e scritti (Feltrinelli «Comete», pp. 671, euro 45,00). Sono sessantadue lettere commentate singolarmente, tramite una nota discorsiva, come ha fatto Dante Isella per la corrispondenza Contini-Montale. Il rapporto epistolare si snoda per diciotto anni, dal 1951 al 1969. La scena madre, ripercorsa ormai molte volte dall’esegesi testoriana, è l’incontro tra i due alla mostra caravaggesca del 1951, a Palazzo Reale, a Milano, dove Longhi, curatore, accetta il ruolo di maestro putativo, ormai passati i sessanta, dell’allievo ventottenne, che già da adolescente aveva incominciato a leggerlo. La conclusione, nel ferragosto del 1969 (Longhi morirà il 3 giugno dell’anno dopo), ripercorre gli esordi del rapporto, rievocando le polemiche suscitate dal primo articolo di Testori, apparso nel 1952 su «Paragone», la rivista storico-artistica e letteraria fondata nel 1950 da Longhi e dalla moglie Anna Banti: Testori chiede a Longhi di poter evocare i dissensi suscitati allora con uno scritto su Francesco Cairo, perché vuole riproporre quello stesso tono in un intervento su Fra Galgario, a conferma di una relazione che anche sull’aspetto polemico trovava consenso.












