Si riaccende la saga politica interna senegalese con il licenziamento del premier Ousmane Sonko – leader del partito al potere, il Pastef (Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fraternità) – da parte del presidente Bassirou Diomaye Faye.
LA RELAZIONE FRA I DUE richiama una tragedia di Eschilo o un’opera shakesperiana: rapporti di profonda complicità e amicizia – uno dei figli di Diomaye, ad esempio, si chiama proprio Ousmane Sonko – si scontrano con le dinamiche di potere e le interazioni umane si intrecciano a quelle squisitamente politiche.
Due anni fa, dopo un semi-golpe istituzionale dell’allora presidente Macky Sall, sventato principalmente dalla Corte costituzionale, il Pastef stravince le presidenziali al primo turno. Il carismatico e acclamato leader del Pastef, Ousmane Sonko, reduce dal carcere e legalmente impossibilitato a governare, designa come candidato il suo braccio destro Diomaye Faye. Questi, allora semi sconosciuto, si trova così a ricoprire la prima carica dello Stato per volere del suo mentore e amico. Sin dall’inizio, dunque, l’insediamento del tandem al potere nei palazzi del potere poteva apparire come un meccanismo destinato a incepparsi. Uno sbilanciamento istituzionale che è venuto sempre più a galla.











