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In Senegal la rottura di una storica alleanza tra il presidente Bassirou Diomaye Faye e il primo ministro Ousmane Sonko ha aperto una crisi politica nel partito di maggioranza di cui entrambi fanno parte, i Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fraternità (Pastef), due anni dopo le elezioni che avevano portato all’attuale assetto istituzionale.

Venerdì, con un discorso fatto leggere in diretta televisiva da un funzionario nel palazzo presidenziale della capitale Dakar, Faye ha annunciato la destituzione di Sonko. I due erano vicinissimi, ma da mesi si scontravano su alcune questioni fondamentali, e in particolare sulla gestione della preoccupante situazione dei conti pubblici del Senegal, che sta affrontando una complessa crisi finanziaria.

Negli ultimi due anni alcune verifiche contabili avevano fatto emergere che l’amministrazione precedente, guidata dal presidente Macky Sall, aveva nascosto più dell’equivalente di oltre 7 miliardi di euro di debito pubblico, falsando le stime sul rapporto tra debito e PIL (ora stimato oltre il 130 per cento). Questo, tra le altre cose, aveva portato il Fondo Monetario Internazionale a congelare il suo programma di prestiti da 1,5 miliardi di euro, e a chiedere riforme di austerità per riattivarlo.