Venerdì 22 maggio 21:30 Dakar, Senegal: la notizia arriva come una doccia fredda. Il presidente Bassirou Diomaye Faye ha destituito il primo ministro Ousmane Sonko. Con lui cade l’intero governo.

Per anni il Senegal è stato considerato una delle democrazie più stabili dell’Africa occidentale. Oggi quella reputazione torna ad essere sotto stress.

Faye e Sonko, gli amici inseparabili avevano fondato il Pastef — Patrioti africani del Senegal per lavoro, etica e fratellanza — nel 2014. Dodici anni insieme, anni di repressione, mesi di carcere. Nel marzo 2024 Sonko era stato escluso dalla corsa presidenziale per una condanna per diffamazione, e aveva lasciato il posto a Faye, all’epoca sconosciuto al grande pubblico. Lui era il “Piano B”. Lo slogan recitava: “Diomaye è Sonko, Sonko è Diomaye”, a sottolineare un’unica entità politica. Così il 54% dei senegalesi votò con grande entusiasmo per i due quarantenni che rappresentavano il futuro.

Il partito incarnava la speranza di rompere con un “sistema” (quello dell’ex presidente Macky Sall) accusato di corruzione e di non poche violazioni delle libertà. Sonko, popolarissimo soprattutto tra i giovani, è sempre stato il tribuno, il leader, l’incarnazione del progetto sovranista del Pastef. Faye, lo stratega nell’ombra.