Milano – Il primo dato significativo, è quello finale: il risultato di borsa, ovvero quanto gli analisti del mercato credono al piano industriale presentato negli Stati Uniti giovedì 21 maggio 2026 da Antonio Filosa, l’ad di Stellantis. Nell’immediato, il titolo era sceso in modo brusco, per poi recuperare nelle ore successive fino a mantenere un trend positivo, senza annullare il calo dell’ultimo mese, né scalfire il -33% circa su base annua, che ha la propria radice nel giorno in cui, il 6 febbraio, il nuovo timoniere aveva comunicato al mondo che il colosso automobilistico italo-franco-americano doveva svalutare asset per 22 miliardi causa sovrastima delle prospettive elettriche del gruppo, così come immaginate dal predecessore, ex Psa, Carlos Tavares. Giovedì la borsa non aveva inizialmente apprezzato, forse perché la sostenibilità dei conti, il ritorno alla redditività era soprattutto basata su collaborazioni con tecnologie e attività industriali provenienti da partner esterni. Poi il titolo ha ripreso un trend simile a quello degli ultimi giorni. Positivo, ma senza boom.

Il piano e la finanza

Meglio guardare, dunque, ai conti previsti dal piano industriale. Il fatturato: da 154 miliardi del 2025 a 190 nel 2030, margine di utile del 7% entro il 2030, con miglioramenti nel breve periodo. Flusso di cassa positivo già nel 2027 (non nel 2026) con obiettivo di 6 miliardi nel 2030. Un risultato che dovrebbe passare attraverso una riduzione significativa dei costi: 6 miliardi entro il 2028, con una ulteriore crescita entro il 2030.