Antonio Filosa si prepara a ridisegnare Stellantis in Europa. Perché il quadro emerso finora racconta la difficoltà di un modello industriale che fino a pochi anni fa sembrava inattaccabile e che oggi si trova schiacciato fra concorrenza cinese, transizione elettrica che balbetta e mercato stagnante.

Il passaggio chiave arriverà il 21 maggio, quando l’amministratore delegato presenterà il primo piano industriale della sua gestione. Un appuntamento atteso da investitori, sindacati e filiera automotive europea. Sul tavolo ci sono fabbriche in sofferenza e quote di mercato in calo. Ma anche la necessità di trovare un’identità nuova, perché i numeri spiegano bene l’entità del problema: nel 2019 PSA e FCA insieme vendevano oltre 3,4 milioni di auto in Europa. Oggi Stellantis è scesa sotto gli 1,9 milioni. La quota di mercato europea si è fermata al 14,3%, addirittura inferiore a quella ottenuta dalla sola PSA, prima della fusione con Fiat Chrysler.

Il paradosso è sotto gli occhi di tutti. Stellantis nasceva per creare un gigante capace di sfruttare piattaforme condivise, economie di scala e sinergie globali. Cinque anni dopo si ritrova con impianti sottoutilizzati, margini compressi e una gamma spesso sovrapposta. Una sorta di conferma postuma a quanto sostenuto all’epoca da diversi analisti: “l’unione di due debolezze non fa una forza”.