Ar.Cer.
19 maggio 2026 14:31
Lo stabilimento di Pomigliano, LaPresse
A Pomigliano si produrrà una nuova piccola autovettura elettrica con un target di prezzo contenuto. Lo ha annunciato Stellantis, che continua a far filtrare con parsimonia le novità mentre diminuisce l'attesa per il lancio del nuovo piano industriale, che sarà presentato il 21 maggio durante l'investor day 2026 ad Auburn Hills, in Michigan.Stellantis prova a invertire la rotta nel mercato europeo dei veicoli compatti ed economici, un segmento ad alto potenziale che negli ultimi anni ha subito "una contrazione senza precedenti". Nello stabilimento campano di Pomigliano d'Arco, prenderà le mosse il primo progetto di una nuova e-car: un'auto "elettrica, compatta ed economicamente accessibile", assicura il gruppo. Stando a quanto riferito dai sindacati, che hanno potuto visionare in anteprima il nuovo piano industriale di Stellantis, il modello si muoverà su un target di prezzo di 15.000 euro.Si tratterà di un "innovativo" veicolo di piccole dimensioni sviluppato per intercettare la crescente domanda di vetture a batteria per uso urbano. Si tratterà di una vera e propria famiglia di modelli che si "distingueranno per un design all’avanguardia" sviluppati in collaborazione con "partner selezionati" e con la prospettiva di "volumi produttivi significativi", è la promessa del ceo di Stellantis, Antonio Filosa. Dai sindacati tiepide speranze, l'indotto resta al paloL'annuncio incassa una cauta speranza da parte dei sindacati. L'assegnazione della nuova vettura elettrica "a regime dovrebbe consentirci di arrivare finalmente alla piena occupazione di tutto il personale, che resta il nostro obiettivo fondamentale". Il nodo resta però quello dei tempi lunghi. "Chiediamo pieno coinvolgimento e attendiamo risposte sugli altri stabilimenti italiani", sottolineano in una nota congiunta Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR. A preoccupare è soprattutto la tenuta della catena di fornitura. Nel testo congiunto si sottolinea come "le incognite" siano "molteplici", soprattutto rispetto alle ricadute sull’indotto, che ha forte necessità di nuovi carichi di lavoro e di prospettive solide”. Per questa ragione le sigle sindacali esigono un "confronto puntuale su ogni fase del progetto e sui suoi effetti occupazionali e industriali", allargando il monitoraggio al rilancio degli altri siti italiani (come Cassino, reduce da una forte contrazione dell'attività), ribadendo che "non accetteremo mai la dismissione" di nessun impianto nazionale.La cinese Byd a caccia di stabilimenti da rilevare in Italia: nel mirino Mirafiori e CassinoLe mosse dell'Algeria e i timori per la delocalizzazioneMentre Pomigliano incassa la promessa per il 2028, infatti, a Torino gli operai tornano a manifestare ai cancelli di Mirafiori - dove la Fiom contesta il presidente del gruppo con lo striscione "Elkann se Torino è centrale ce lo devi dimostrare" –, l'attenzione della filiera si sposta sulla sponda sud del Mediterraneo. Ad accendere l'attenzione sono le dichiarazioni dell'ambasciatore dell'Algeria in Italia, Mhamed Khelifi, che ha annunciato per il prossimo 7 settembre ad Algeri il secondo round del forum economico "Stellantis Algeria meets Turin companies".Striscione di protesta a Torino Mirafiori (foto Facebook)L'iniziativa fa seguito al primo incontro dello scorso 2 febbraio presso l’Unione industriali di Torino, che aveva visto la partecipazione di circa cento aziende piemontesi della componentistica. "Dobbiamo aumentare la percentuale di assemblaggio e produzione locale delle vetture con partner italiani", ha spiegato Khelifi ad Agenzia Nova, confermando che sono già stati individuati i terreni nell’area di Orano destinati a ospitare le imprese italiane disposte a investire nel polo algerino.Il diplomatico ha tenuto a precisare che la strategia di Algeri "non rappresenta una delocalizzazione", ma un modello di "cooperazione industriale complementare e vantaggiosa per entrambe le economie", basato su una forte sinergia politica ed economica tra Roma e Algeri, in linea con lo spirito del Piano Mattei per lo sviluppo energetico e manifatturiero. Ciononostante, il trasferimento di assetti produttivi verso il Nord Africa continua ad alimentare i timori del comparto automotive italiano.I numeri della sponda sud: la "Mirafiori d'Algeria"I piani industriali di Stellantis nell'area del Mediterraneo avanzano infatti a ritmo sostenuto. Presso lo stabilimento Fiat-Stellantis di Tafraoui, vicino a Orano, il Gruppo ha avviato un piano di ampliamento sostenuto da un investimento iniziale di 200 milioni di euro. L'obiettivo è incrementare la capacità produttiva annua dagli attuali 90mila veicoli fino a 135mila unità entro il 2028, generando oltre 1.000 posti di lavoro diretti e indiretti. Il ritmo di crescita dell'impianto è stato verticale, passando dalle 17mila vetture del 2024 alle 53mila del 2025.Algeri punta sulla competitività dei costi per attrarre l'indotto italiano: energia a basso costo, una posizione geografica connessa a tre aree di libero scambio (araba, africana ed europea) e un costo della manodopera quantificato in circa 130 euro al mese. Al momento, lo stabilimento di Tafraoui si è assicurato la commercializzazione e la produzione di quattro dei sei modelli Fiat destinati al mercato locale (tra cui Fiat 500 Hybrid, 500X, Tipo, Doblò, Scudo e Ducato), partendo proprio dalla 500 Hybrid e dal Doblò. La rincorsa del Marocco e la frenata dei volumi italianiLa strategia di espansione regionale di Stellantis non si ferma all'Algeria. In Marocco, la sigla Sustain Era (la divisione di Stellantis dedicata all’economia circolare) ha inaugurato a Casablanca un nuovo centro di smantellamento veicoli fuori uso. L'impianto, costato 1,6 milioni di euro e sviluppato su una superficie di 6mila metri quadrati, punta a gestire fino a 10mila veicoli all'anno, creando 150 posti di lavoro a pieno regime. Si tratta del terzo centro di questo tipo a livello globale per il gruppo, dopo quelli di Torino e San Paolo, e punta a fungere da catalizzatore per il riciclo e il riutilizzo dei ricambi originali nell'intera regione del Medio Oriente e Africa.Questa forte spinta agli investimenti esteri si inserisce in un quadro nazionale complesso per le fabbriche italiane. Nel 2025 la produzione complessiva di Stellantis in Italia ha registrato un calo del 20% rispetto all'anno precedente, riportando i volumi complessivi indietro di decenni, mentre lo stabilimento di Pomigliano ha subito una contrazione del 21,9%, fermandosi a poco più di 131mila vetture prodotte. I sindacati stimano che la ristrutturazione del settore abbia comportato negli ultimi anni la perdita di 500 aziende dell’indotto e il taglio di 35.000 posti di lavoro. La produzione della Fiat Panda a Pomigliano / LaPresseL'attesa del comparto è ora rivolta al prossimo 21 maggio, data in cui l’azienda presenterà ufficialmente il primo piano industriale firmato da Filosa, un passaggio decisivo per misurare i reali equilibri produttivi tra gli impianti italiani, la nuova rete manifatturiera del Nord Africa e le partnership in Cina. Stellantis-Dongfeng, accordo da un miliardo per produrre Peugeot e Jeep in Cina. E intanto Byd punta agli stabilimenti italiani










