di
Francesco Verderami
Ci sarà da superare la crisi del centrodestra dovuta soprattutto ai fattori interni
È solo una mini tornata elettorale ma sarà il solito giudizio universale. Durerà ventiquattro ore, giusto il tempo di amplificare mediaticamente una consultazione amministrativa e darle una valenza politica. Che non ha. Ma questo è il gioco, al quale Giorgia Meloni non può sottrarsi. Anche se vorrebbe tanto che la competizione con il Campo largo si risolvesse nella sfida lanciatagli dall’ex portavoce di Giuseppe Conte, Rocco Casalino, che si è candidato al consiglio comunale di Ceglie Messapica sostenendo che la sua elezione avrebbe «una ricaduta nazionale».
Ma la premier non supererà così la crisi in cui versa attualmente il centrodestra: crisi dovuta più a fattori interni che alla forza propulsiva degli avversari. Subìto (anche psicologicamente) il risultato referendario, Meloni è parsa perdere il controllo di una maggioranza nella quale sono immediatamente emerse pulsioni sconfittiste, conseguenza anche delle profonde spaccature nei gruppi dirigenti di Lega e Forza Italia. Una maggioranza disunita ha messo in risalto le carenze di un governo litigioso che l’attivismo in politica estera della premier era fino ad oggi riuscita a celare.









