Elon ha fatto causa (rigettata per vizio formale) a OpenAI, di cui era socio, perché avrebbe tradito la mission di restare non-profit. Ma più che gli ideali, a mister Tesla interessa non arrivare secondo.
«L’hanno rimasto solo», citando Vittorio Gassman nell’Audace colpo dei soliti ignoti. Beffardo destino, quello di Elon Musk. Neanche fosse un contrappasso dantesco, l’uomo che dice di avere a cuore il futuro dell’intera umanità è lo stesso che, in alcuni dei reel più recenti che circolano in Rete, appare isolato, evitato pressoché dall’umanità intera. Ma lui non demorde. Così la sua preoccupazione per le «magnifiche sorti e progressive» (questa volta la cit. è da La ginestra di Giacomo Leopardi) è sbarcata anche nelle aule di tribunale grazie alla causa intentata contro Sam Altman, numero uno di OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT. L’accusa mossa dal nostro è quella di aver tradito il patto originario di mantenere OpenAI una non-profit e di averla invece trasformata in una macchina da soldi.
Il Ceo di OpenAI Sam Altman (Ansa).
Elon, abbiamo imparato a conoscerti
Chiariamo subito. Non che l’uno sia meglio dell’altro. Ma forse a Elon sfugge che, nel corso degli anni, abbiamo imparato a conoscerlo. E, proprio per questo, grazie a massicce dosi di anticorpi, non ce la beviamo più. Così finisce (per il momento) che il tribunale federale di Oakland, in California, abbia rigettato la causa per un vizio formale, senza neanche entrare davvero nel merito della questione. Il che offre lo spunto per capire la portata simbolica di questo scontro tra titani.












