Da quando è tornato alla presidenza degli Stati Uniti all’inizio del 2025, Donald Trump ha più volte minacciato di ritirare parte dei soldati statunitensi presenti in Europa. Qualche giorno fa era passato ai fatti, quando il dipartimento della Difesa aveva annunciato di aver cancellato lo schieramento di oltre 4.000 soldati in partenza per l’Europa. Poi giovedì Trump si è rimangiato la parola, dicendo che schiererà altri 5.000 soldati in Polonia e provocando così molta confusione.
Al netto della volubilità di Trump, la maggior parte degli esperti è convinta che sul lungo periodo avverrà in ogni caso una graduale riduzione della presenza militare americana in Europa, che potrebbe andare avanti per anni. «Da prima di Trump gli Stati Uniti programmano un minor coinvolgimento militare in Europa, per dedicare le proprie attenzioni alla regione del Pacifico: questo è un fattore strutturale», dice Fabrizio Coticchia, docente di Scienze politiche all’Università di Genova ed esperto di questioni militari. «Ma ci sono anche dei fattori contingenti, e l’atteggiamento di Trump è determinante per il modo in cui questo lungo ritiro avverrà».
Trump tende a descrivere lo schieramento dei militari americani in Europa come un favore che gli Stati Uniti starebbero facendo agli europei, una specie di gesto altruista per difendere il continente: «Non abbiamo ottenuto niente dalla NATO se non proteggere l’Europa dall’Unione Sovietica e ora dalla Russia. Li abbiamo aiutati per così tanti anni», ha detto a gennaio. E già nel 2016, prima ancora di diventare presidente, Trump diceva: «Proteggiamo l’Europa, ma spendiamo un sacco di soldi».














