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E infine calò il silenzio. Da qualcuno auspicato, tanto sono stati aspri i toni di una campagna elettorale lunga e costellata di episodi controversi. Ora il tempo delle parole si chiude, domani si aprirà quello dei fatti, dei colpi di matita sulle schede-lenzuolo dalle quali, lunedì sera, verrà fuori il nome del futuro sindaco o, in alternativa, il duello di ballottaggio. Per la seconda volta consecutiva Messina va al voto dopo le dimissioni di un sindaco, per la prima volta in assoluto il sindaco dimissionario si ripresenta per chiedere un bis che, anche in questo caso, non avrebbe precedenti da quando esiste l’elezione diretta.Il percorso che ha portato fino ad oggi parte da lontano, da ben prima delle dimissioni annunciate il 7 febbraio e diventate effettive venti giorni dopo. Quando a ottobre Federico Basile e Cateno De Luca si presentano alla stampa con due simboli già pronti per altrettante liste – non sanno, in quella fase, che proprio quello dei simboli diventerà un tema – per altrettante liste, diventa inevitabile iniziare a sentire odore di elezioni anticipate, nonostante le timide smentite di rito. E le dimissioni di Basile arrivano, accompagnate da motivazioni che convincono solo parzialmente: si addebita la scelta all’assenza di una maggioranza in consiglio comunale e, dunque, ai presunti “muri” eretti da un’opposizione che, in realtà, fino a quel momento era stato tutt’altro che ostruzionistica. La sensazione, in realtà, è che la decisione sia frutto di una strategia politica, che porta dritto all’esigenza di Sud chiama Nord, quindi di Cateno De Luca, di anticipare il momento elettorale di Messina rispetto a quelli previsti per il 2027 (o prima?), e cioè le Regionali e Politiche. Ed è questa la prima posta in palio di queste elezioni amministrative per De Luca, Basile e il loro partito: riconquistare Palazzo Zanca, certo, ma farlo con numeri tali non solo da assicurarsi una maggioranza importante in consiglio comunale, ma anche e soprattutto da creare un “biglietto da visita” importante in vista dei tavoli che si apriranno con futuri, potenziali alleati. Di quale coalizione, questo ancora non si sa.














