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Professor Andrea Rangone, lei insegna innovazione digitale e imprenditorialità al Politecnico di Milano ed è fondatore degli Osservatori Digital Innovation. Il rapporto annuale dell’Istat evidenzia un divario tra Italia e Spagna: tra il 2023 e il 2025 il PIL spagnolo è cresciuto del 9%, contro il 2,3% italiano. Lei che da trent’anni osserva l’impatto delle tecnologie digitali sull’economia e sulle imprese, come spiega questa distanza?
Negli ultimi vent’anni le imprese italiane hanno investito molto meno rispetto a quelle spagnole, francesi o tedesche nella meta-tecnologia di questo periodo: il digitale. Parliamo di software gestionali, cloud, big data, cybersecurity, internet delle cose, e, negli ultimi anni l’intelligenza artificiale in tutte le sue dimensioni. Questa è sicuramente una delle ragioni principali per cui il nostro PIL cresce poco, così come la produttività del lavoro. Ma se la produttività non cresce, i salari fanno altrettanto. Il punto quindi è che abbiamo puntato troppo poco proprio sulle tecnologie digitali che avrebbero potuto cambiare il modo in cui produciamo, lavoriamo, esportiamo e competiamo sui mercati globali.













