a
La città del Ponte è più di un semplice banco di prova per il centrodestra. Qualora la coalizione che guida il Paese dovesse espugnare lo storico fortino della sinistra premierebbe, nei fatti, quelle politiche per cui il potenziamento infrastrutturale rappresenta un volano indispensabile per rilanciare il Sud e soprattutto confermerebbe come un modello di concepire la cosa pubblica, finora indiscusso, non sia poi così tanto amato e attuale. Parliamo, infatti, del Comune in cui per dodici anni ha governato Giuseppe Falcomatà, recentemente eletto consigliere regionale. Seppure, negli ultimi mesi, sia entrato in dissidio col Nazareno per delle nomine in alcune municipalizzate, si tratta di più di un semplice riferimento per il campo largo. E, pur non potendo più essere della partita per ovvi motivi di incompatibilità, avendo i progressisti optato per il suo vice Domenico Battaglia, è chiaramente più che coinvolto. Per i non conoscitori delle dinamiche locali, è stato proprio lui a imporre l’ultima promozione dell’aspirante successore, che tra l’altro ha amministrato in qualità di facente funzioni fino all’inizio della campagna elettorale. Ecco perché una sconfitta in tal caso rappresenterebbe un terremoto per una classe dirigente, considerando che parliamo del figlio dell’amatissimo sindaco Pietro, nonché dello storico vicesegretario giovanile della Dc. Essendo sostenuto da ben sei liste (Pd, Battaglia Sindaco, Avs, Casa Riformista, Reset e La Svolta) sarà l’avversario da battere.











