"I presidenti Johnson e Nixon, guardando le statistiche dei nemici uccisi e gli obiettivi distrutti, erano convinti di vincere, però sappiamo com'è finita. I parametri della distruzione in Iran sono simili al Vietnam, ma non è la metrica giusta. Il regime sta sopravvivendo ed è riuscito a creare la prima guerriglia globalizzata, facendo leva sugli anelli più deboli del sistema americano, a partire dall'economia". Lo dice con tono ultimativo in una intervista a Repubblica Robert Malley, negoziatore dell'accordo Jcpoa del 2015, quello sul nucleare. "Ovviamente ci sono grandi differenze - aggiunge-. La trappola a cui mi riferisco è quella che qualsiasi conflitto di guerriglia asimmetrica presenta, cioè l'applicazione della forza maggiore non funziona. Pensi che se colpisci l'avversario più duramente capitolerà, ma non succede".

La possibilità che un accordo sia imminente tra Teheran e Washington la commenta così:

"Un'intesa sarebbe stata possibile in qualunque fase del conflitto. Bastava affermare che gli obiettivi erano stati raggiunti decapitando la leadership, distruggendo l'arsenale militare e rallentando il programma nucleare. Trump però ha scelto di non approfittare della rampa d'uscita. L'accordo è possibile, partendo con un memorandum d'intesa per fermare la guerra e avviare un negoziato di sostanza sul resto, ma Trump deve decidere se è disposto ad accettare qualcosa che non sia la capitolazione".