Per dirla con le parole dell'ex sindaco Sergio Chiamparino, «era il più glocal dei glocal, il suo cuore batteva solo lì, in via della Mendicità Istruita 14», lì nel quartiere generale di Slow Food, a Bra. Torino, per Carlin Petrini, venuto a mancare all'età di 76 anni, non era una casa, ma era come una vetrina, nel senso più nobile del termine. Una vetrina culturale in cui dare spazio a tutto il resto del Piemonte, e in parte anche del mondo. Ma mentre continuava a parlare il suo dialetto langarolo, «e mai quello torinese» (racconta ancora Chiamparino), partecipava da protagonista alla trasformazione post-olimpica della città della Mole. Il Salone del Gusto e Terra Madre al Lingotto Basti pensare a quello spicchio di Lingotto occupato dalla prima edizione del Salone del Gusto, nel 1996. E poi l'ex Palazzo del Lavoro, che con la prima edizione di Terra Madre, nel 2004, visse ancora un momento degli antichi fasti, ospitando l'allora principe Carlo per l'inaugurazione. Tutto grazie a Petrini, che con quel nuovo nato volle riconoscere il ruolo fondamentale dei contadini, allevatori, pescatori e artigiani, emarginati dall'industria alimentare globale e dalla grande distribuzione. Terra Madre, che nel 2016 si unì al Salone del Gusto. Era lo squarcio verso il futuro: «Petrini partì dalle sue radici contadine per tessere il rapporto tra agricoltura, consumo e cibo», aggiunge Chiamparino, che con l'allora presidente della Regione Enzo Ghigo investì nel progetto. La nascita di Eataly e il ruolo di Oscar Farinetti Fu sempre Petrini a presentare all'allora sindaco dem Oscar Farinetti, in una cena al Castello di Santa Vittoria ad Alba: «Al telefono mi disse, “Qua c'è qualcuno che ha una grande idea per Torino”. Si fece garante dell'operazione, della sua qualità». E così nel 2007 nacque Eataly, sempre al Lingotto, lì dove il Salone si animò per anni. Nel 2016 l'edizione al parco del Valentino, un rischio (unito alla diffidenza verso l'allora giunta del M5S) che portò i colori di ogni Paese nel cuore della città. «Era una di quelle persone speciali che cambiano davvero il modo in cui guardi il mondo, non con l'arroganza di chi si impone, ma con gentilezza disarmante» dichiara l'allora sindaca Chiara Appendino. La prima edizione di Terra Madre senza Carlo Petrini Quella del 24-27 settembre al Parco Dora sarà la prima edizione senza il suo fondatore, la festa dei 40 anni senza il suo festeggiato: «Ma il futuro di questo movimento è il minimo che dobbiamo a Carlo», scrivono da Slow Food. Per il sindaco Stefano Lo Russo «la sua era una voce unica, capace di parlare davvero al mondo partendo dalle nostre radici». Nel 2014 ricevette la laurea honoris causa in Legge comparata, economia e Finanza dell'International University College di Torino. «Il suo contributo continuerà a interrogare anche il mondo dell'università, chiamato a formare coscienze libere e competenze responsabili», promette la rettrice di Unito Cristina Prandi. Il ricordo di Carlo Petrini tra cultura, turismo e gastronomia Tutti coloro che ne hanno avuto la fortuna, lo definiscono «un caro amico». «È stato un pezzo importante di ciò che oggi sono il Piemonte e la sua eccellenza agricola e enogastronomica», afferma il governatore Alberto Cirio. Un pezzo fondamentale della Torino dopo il 2006, quella che iniziava a guardare al turismo, e come Petrini al mondo: il cibo, da sempre ricchezza della città, divenne anche cultura, attrazione. E messaggio politico. «Non era crapulone - conclude Chiamparino -, sapeva quando era il momento di fermarsi e passare alle cose serie. Ma la sua straripante simpatia, quelle notti in cui si stava a mangiare, bere e cantare fino alle ore piccole, sono davvero difficili da esprimere a parole».