Pavia «Con quell’imprenditore ho risolto, digli di non chiamare e chiedere a nessuno, che nessuno verrà a cercargli pagamenti». Daniele Ziri, che fino a due anni fa prestava servizio al Nucleo carabinieri dell’ispettorato del lavoro, lo scrive in un messaggio al collega Maurizio Pappalardo, ufficiale dell’Arma in congedo. Una comunicazione - intercettata - che racchiude il senso dell’inchiesta Clean3, conclusa dai pm pavesi alla fine di aprile e che si appresta a diventare un processo per otto persone: controllori, incaricati di far rispettare le regole all’interno di cantieri edili o attività di ristorazione, che avrebbero “aggiustato” le ispezioni, da un lato per un proprio tornaconto economico, secondo l’accusa, ma anche per favorire gli imprenditori amici, con i quali serviva avere un occhio di riguardo. Nelle carte dell’indagine - migliaia di pagine e centinaia di ore di intercettazioni telefoniche - ci sono i nomi di tanti imprenditori. Alcuni, secondo l’ipotesi dei pm, non si sarebbero piegati al “sistema”, rifiutando di pagare per avere controlli più morbidi o nessuna sanzione. Ma c’è anche chi ha accettato di pagare. A loro carico sono in corso, ora, altri accertamenti.Il prossimo passoNelle carte della procura si parla di «imprenditori indotti a promettere somme di denaro per vedersi ridotte le sanzioni o per evitare di essere denunciati all’autorità giudiziaria», ma anche di «immunità garantite nei confronti degli imprenditori amici, in cambio di denaro o altri favori di vario tipo». Come i pasti gratis in alcuni ristoranti di Pavia o la disponibilità di box o appartamenti gratis o a prezzo scontato.Verso il processoL’indagine coordinata dai pm Alberto Palermo e Valentina De Stefano ruota attorno alle accuse (contestate agli indagati a vario titolo) di corruzione, frode in procedimento penale e depistaggio, falso materiale e ideologico, rivelazione di segreto d’ufficio e tentata concussione. Per sapere se le contestazioni resteranno in piedi bisognerà attendere l’eventuale processo, ma intanto la procura di Pavia si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per otto persone. Tra loro, oltre a Ziri e a Pappalardo, c’è anche Alberto Righini, imprenditore ed ex presidente di Ance Pavia (l’Associazione nazionale costruttori). Nel mirino è finito un messaggio Telegram con cui Ziri lo avrebbe informato di alcune ispezioni che dovevano essere svolte a Vigevano. Gli avvocati di Righini, Marcello Caruso e Anna Cicala, non manderanno memorie difensive o richieste di interrogatorio nei 20 giorni concessi (il termine scade tra pochi giorni). «La quantità di materiale riversato in atti dalla Procura, con centinaia di ore di intercettazione, è tale per cui la stessa affermazione che ci sia parità tra le parti è comica – attaccano i legali –. La difesa non ha il tempo in 20 giorni di esaminare il contenuto di 15 faldoni». Attenderanno la richiesta di rinvio a giudizio senza inviare memorie difensive anche Pappalardo (avvocati Lorenzo Nicolò Meazza e Beatrice Saldarini) e lo stesso Ziri, difeso dall’avvocato Yuri Lissandrin.