Dopo quasi due anni di indagini, la procura di Genova ha chiesto misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sui presunti appalti pilotati e sul sistema di corruzione che avrebbe coinvolto funzionari pubblici e imprenditori genovesi. La richiesta, firmata dalla pm Patrizia Petruzziello, riguarda due pubblici ufficiali per i quali viene chiesta la custodia cautelare in carcere, cinque imprenditori e collaboratori per cui sono stati chiesti gli arresti domiciliari, oltre a quattro società per le quali viene invocato il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.L’inchiesta, esplosa nel 2024 dopo i blitz della guardia di finanza, ruota attorno a presunti affidamenti diretti “spacchettati” per evitare le gare pubbliche e favorire sempre le stesse imprese in cambio di utilità, regali e lavori privati. Tra i benefit contestati dagli investigatori figurano anche un robot da cucina Bimby, condizionatori, lavori edilizi gratuiti, cene di pesce, vini e altre utilità personali.Nel mirino della procura ci sono Fernando Colangelo, ex dirigente in servizio alla prefettura di Genova ed ex responsabile dell’ufficio amministrativo contabile della questura, oggi in pensione, e Mario Arado, sovrintendente tecnico della polizia trasferito nel frattempo a Savona. Per entrambi la pm ha chiesto il carcere sostenendo che esista un concreto rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. I due, difesi dagli avvocati Antonio Rubino e Claudio Zadra, saranno interrogati oggi dalla gip Elisa Campagna. Insieme a loro gli imprenditori per i quali sono stati chiesti i domiciliari: Caterina Ghio, Marco Deriu, Andrea Badalacco, Giovanni Carbonaro e Paolo Bocconi, difesi dagli avvocati Andrea Copello, Mario Iavicoli, Emanuele Spinelli, Alessandro Vaccaro, Edvige Fanin e Alberto Caselli LapeschiSecondo la procura, il presunto sistema illecito sarebbe stato “strutturato e organizzato nel tempo”, attivo almeno dal 2022, con ruoli precisi tra pubblici ufficiali e imprenditori. Gli investigatori parlano di un “articolato sistema di corruzione” che avrebbe consentito ai funzionari pubblici di ottenere benefici personali e agli imprenditori di garantirsi un “bacino sicuro di lavoro”.Nelle oltre 300 pagine della richiesta cautelare, la pm sottolinea come Colangelo abbia occupato un ruolo strategico nella pubblica amministrazione, con competenze su appalti, bilanci, affidamenti e gestione contrattuale in prefettura. Una posizione che, secondo l’accusa, gli avrebbe consentito di influenzare affidamenti e rapporti con le imprese.La procura evidenzia inoltre presunti episodi di inquinamento probatorio successivi all’avvio dell’indagine. Tra questi, l’emissione nel 2025 di fatture per oltre 56 mila euro relative a lavori eseguiti nella casa della figlia di Colangelo e che, secondo gli inquirenti, sarebbero state create “a posteriori” dopo le perquisizioni del 15 ottobre 2024 per tentare di giustificare lavori che in realtà sarebbero stati eseguiti gratuitamente come utilità corruttiva.Contestata anche la distruzione di documenti all’interno della società Tcm pochi giorni dopo le perquisizioni e il tentativo di evitare conversazioni ritenute compromettenti per timore delle intercettazioni.L’inchiesta era partita da un esposto dell’ex provveditore alle opere pubbliche Vittorio Maugliani. Al centro delle indagini ci sono lavori e manutenzioni in edifici pubblici genovesi, tra cui il palazzo di giustizia, il reparto mobile di Bolzaneto, il commissariato di Sturla, la questura, la caserma Testero della guardia di finanza e altri uffici statali.Le accuse contestate a vario titolo sono corruzione, turbativa d’asta, peculato, truffa ai danni dello Stato, falso, frode nelle pubbliche forniture e rivelazione di segreti d’ufficio.