C’è una nuova inchiesta, aperta dalla Procura di Brescia, che potrebbe aggiungersi alle tre già esistenti relative al cosiddetto «sistema Pavia». Un insieme di relazioni tra magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e privati, dal quale, secondo l’ipotesi dell’accusa, potrebbero emergere corruzioni e favori non leciti. Un sistema che avrebbe prodotto indagini inquinate. Questa nuova inchiesta, aperta da pochi giorni, nasce perché due imprenditori cuneesi, Giancarlo Aghemo e Valerio Rosso - della Rosso commercio srl di Cavallermaggiore - hanno scritto, tramite il loro avvocato Nicola Menardo, un esposto alla Procura bresciana – titolare delle indagini Clean 1, Clean 2 e Clean 3 – chiedendo di indagare su «fatti gravissimi» di cui sono stati, così scrivono, vittime.
La vicenda nasce nel 2021 da Pavia
La vicenda nasce nel 2021. La Procura di Pavia apre un’indagine sulla Biolevano, centrale a biomasse di Olevano. Sono 14 gli imputati, accusati di truffa. Secondo l’accusa, la centrale avrebbe percepito contributi statali dal Gestore dei servizi energetici (Gse) per la produzione di energia pulita senza rispettare la «filiera corta», che prevede l’utilizzo di legname proveniente entro 70 km dall’impianto. I manager di Cuneo sono accusati di avere fornito legname alla centrale. L’inchiesta è coordinata dal pm Paolo Mazza, uno dei due magistrati attualmente coinvolti, con Mario Venditti, in Clean2. Alla fine tutti gli imputati vengono assolti, dopo anni di processi.









