di Amalia Apicella
Erano gli anni in cui le osterie quasi diventavano accademie e a fiumi si sfogavano i discorsi sulle avanguardie, su Marx, Freud, su Gramsci. Il tempo del fumo che adombrava i volti e fino a tarda notte accompagnava le parole. Quel tempo che proviamo a immaginare si nutriva delle fiammate del più grande neorealismo cinematografico, quello di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, che accendeva i movimenti culturali. Così si era costituito anche il Gruppo 63, sigla di comodo per la neoavanguardia nata a Palermo nel 1963 e che ora tristemente saluta Fausto Curi. Innovatore della letteratura italiana contemporanea, intellettuale tormentato. Severo, controllato, ma capace di slanci di generosità che tendevano all’assoluto. Lo ricorda così Marco Antonio Bazzocchi, critico letterario e professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all’università di Bologna. Di Curi è stato allievo e con lui ha lavorato 15 anni, arrivando proprio alla cattedra che il professore emerito di Letteratura italiana moderna e contemporanea tenne dal 1967 al 2005. "È stato lui a creare in Italia la Letteratura contemporanea. Negli anni Sessanta ha dato vita, assieme a un gruppo molto ristretto, a una disciplina innovativa, che appunto metteva i poeti e gli autori del Novecento in primo piano".












