Pasolini pubblicò Le ceneri di Gramsci nel 1957, quando morì Curzio Malaparte. Curioso. Quelle poesie mi furono regalate che ero un minorenne, da un giovane intellettuale della Fgci. Studiava architettura, si chiamava Gianfranco. Non so quando le lessi, ma quando morì Pierpà il libro me lo rigiravo tra le mani mentre invitai l’intellettuale a fare un giro in Alfa Romeo Giulia che guidavo senza patente. Venne. Io tra gli zii e gli scellerati avevo imparato a guidare da Brunetto La Bestia che portava l’auto seduto su un bidone di vernice degli imbianchini. Mentre sfidavamo la morte ballava con il culo sul barattolone. Ebbene, con Gianfranco a bordo, feci anche io il rodeo. Superavo a destra, mettevo la Giulia di traverso, puntavo chi sopraggiungeva a sinistra per costringerlo a frenare o andare fuori strada. Il lettore di Pasolini era muto, però non si fece la pipì addosso. Ecco, in questi giorni ho pensato che in quella folle corsa io ero più Pasolini e i suoi conoscenti di quanto il giovane della Fgci conoscesse il poeta silenzioso, con la dizione dolce. Il poeta delle Croci.
Giovanni Testori: “Io e Pasolini in silenzio per sfida dopo l’ultimo litigio”
di Vittorio Lingiardi
Mi manca proprio l’Alfa Gt che ora Stellantis vuole riproporre con un motore da 500 cavalli. L’Alfa Romeo non avrebbe mai dovuto smettere di produrla, anzi, avrebbe potuto allungarla di passo, dotarla di un sei cilindri tremila e la Porsche, noi italiani, l’avremmo strozzata nella culla.







