Roma, 23 maggio 2026 – “Normalmente in diplomazia, nel negoziato, c’è una regola base: se non riesco ad andare avanti sulla sostanza cerco di fare progressi sul processo”. Commentando la bozza del possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, sul tavolo in queste ore, l’ambasciatore Ettore Sequi non vede passi avanti significativi. “Mi aspetto la definizione di una roadmap ma possiamo escludere una bacchetta magica che si risolva tutto”.
Un accordo sul processo, nei fatti, cosa significa?
“Sul fronte dello Stretto di Hormuz significa indicare la successione di passi da fare per ristabilire la libertà di transito. E, per quanto riguarda il nucleare, sette giorni di tempo per iniziare a parlare, non certo per risolvere. Significa tirare la palla in tribuna di fronte a una questione che vede le posizioni di Washington e Teheran ancora molto lontane”. L'ambasciatore Ettore Sequi
Un’intesa mozzata serve a prendere tempo?
“La scommessa che stanno facendo gli iraniani è quella del tempo. Loro ritengono di avere meno fretta e più resilienza negoziale degli americani a causa delle pressioni per la normalizzazione dei flussi tramite Hormuz. Trump, invece, ha fretta di uscire da questa campagna ma, per uscirne, ha bisogno di fare due cose: riaprire lo Stretto e ottenere qualcosa sul nucleare che possa giustificare la guerra”.















