I negoziatori iraniani lasciano Doha al termine di un nuovo round di colloqui tecnici indiretti, mediati da Qatar e Pakistan. Trump parla di passi avanti verso la «denuclearizzazione». Chi ha seguito i lavori da vicino racconta però una storia più modesta. Si è discusso soprattutto di come attuare in pratica il Memorandum d’intesa, lasciando fuori dal tavolo i dossier più delicati.

PARE SIA SCONGELATA una prima tranche da 6 miliardi di dollari di fondi iraniani bloccati. Previsto anche un canale di comunicazione d’emergenza, utile a disinnescare rapidamente eventuali violazioni. Sul nucleare invece nulla si muove. Teheran rimanda tutto ai round successivi e ribadisce che gli ispettori internazionali non metteranno piede nei siti colpiti durante il conflitto. Una scelta a doppio taglio che tiene in vita il dialogo, ma dice chiaramente quanto un accordo vero sia ancora lontano.

Diplomaticamente si prova ad abbassare i toni; in mare è tutto il contrario. Lo stretto di Hormuz resta il nervo scoperto della crisi, basta un incidente minore per far sentire le conseguenze ben oltre il Golfo considerando che da lì passa circa un quinto del petrolio mondiale. Teheran continua a rivendicare il controllo del passaggio, impone rotte obbligate alle navi mercantili e minaccia una risposta «decisiva e rapida» a qualsiasi interferenza americana. Non sono solo parole. La petroliera MT Sanmar Herald è arrivata in India con danni da schegge, colpita da armi da fuoco durante il transito.