Iran

Lorenzo Vita

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Un nuovo round di colloqui. Questa volta a Doha, capitale di quel Qatar diventato il principale mediatore insieme al Pakistan. Sulle rive del Golfo Persico, sono sbarcati Jared Kushner e Steve Witkoff. E per il genero di Donald Trump e il più fidato inviato del presidente americano, l’obiettivo è quello di proseguire con Teheran sia il dialogo politico sia quello “tecnico”. Due binari di un negoziato che ha resistito alla prova degli ultimi attacchi reciproci ma che non sembra ancora in grado di cristallizzarsi in maniera definitiva. Trump, annunciando sul social Truth l’incontro di oggi, ha detto che è stato l’Iran a chiederlo. Dalla Repubblica islamica i toni sono stati molto meno netti. All’inizio, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi aveva addirittura detto di non potere confermare quanto dichiarato dal capo della Casa Bianca. Ma nel solito gioco delle parti tra chi afferma e smentisce, quello che appare chiaro è che nessuna delle due forze ha intenzione di rallentare troppo il processo negoziale. E anche i mediatori stanno cercando in tutti i modi di evitare che le divergenze conducano a un congelamento delle trattative.

Oggi è previsto anche un incontro di Witkoff e Kushner con il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim bin Jaber Al Thani. Un vertice che non è solo un incontro con il “padrone di casa” ma anche un primo passaggio fondamentale per far recepire i vari messaggi alla controparte. E del resto, le distanze tra Teheran e Washington restano. Il dossier nucleare rimane confinato al secondo round di colloqui previsto dopo i 60 giorni della firma digitale dell’accordo. Ieri Trump ha ribadito che la Repubblica islamica non avrà mai l’arma atomica. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha “assicurato” la comunità internazionale che “le attività nucleari saranno impiegate in conformità con le esigenze del Paese e nel quadro delle politiche annunciate dal nostro Paese”. Quindi, almeno teoricamente, viene escluso un programma di tipo militare. Ma è chiaro che sul destino dell’uranio e sul futuro impegno di Teheran anche per quanto riguarda le ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica restano dei punti interrogativi.