Se non incrociano testate missilistiche – che continuano comunque a tenersi puntate quotidianamente contro nel Golfo – iraniani e americani si contrastano con dichiarazioni discordanti e intemerati scontri verbali.
A Doha ieri, i negoziatori statunitensi – il genero presidenziale Jared Kushner e l’inviato Steve Witkoff – si sono seduti al tavolo dei colloqui ma a mancare erano proprio gli iraniani. I due trumpiani di fronte avevano solo i mediatori qatarini e il premier e ministro degli Esteri Al Thani.
I colloqui tra i due nemici iniziano oggi, ma saranno indiretti: un chiaro passo indietro dopo la firma dell’accordo. Teheran e Washington si erano concesse 60 giorni, due mesi, per attuare il memorandum d’intesa in 14 punti, ma dal 17 giugno scorso, i progressi sono stati più che lenti, pressoché inesistenti e le diatribe sono aumentate invece di diminuire.
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Secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, tre saranno i nodi principali da sciogliere oggi: lo sblocco dei beni iraniani congelati, una stabilità regionale da mesi ormai assente e da ripristinare, e Hormuz, lo Stretto di cui gli iraniani continuano a parlare (in maniera diretta) con l’Oman per la riscossione dei pedaggi.











