L’Italia è lenta nella transizione. Il Paese va ancora a combustibili fossili e ne paga il prezzo: ha l’elettricità più cara tra i 27 membri dell’Unione europea. A dirlo è il rapporto REPowerEU Four Years on stilato dalla Commissione a quattro anni dall’avvio del piano di indipendenza energetica da Mosca.

Sull’obiettivo di taglio delle fonti russe, lo Stivale viene promosso dall’Ue: ha tagliato la domanda di gas del 18-20% tra agosto 2022 e novembre 2025, ha aumentato gli acquisti da altri Paesi e la capacità di rigassificazione, e nel 2025 ha importato 1,5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto russo (Gnl), meno del 3 per cento del suo fabbisogno (l’Ue ha programmato che le importazioni di gas russo siano azzerate entro novembre 2027).

Il problema è che i fossili sono ancora il 52,3% della produzione elettrica della Penisola e questo, scrive la Commissione, fa sì che abbiamo il prezzo più alto d’Europa: «A causa della dipendenza dell’Italia dal costoso gas naturale per la produzione di elettricità e della sua limitata flessibilità non fossile e capacità di interconnessione, il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità era di 116 euro/MWh nel 2025 (contro una media Ue di 85 euro/MWh), il più alto nell’Ue».