L’Italia è maglia nera nella transizione all’energia pulita. Nel 2025 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili è diminuita dell’1,5%, mentre il termoelettrico (carbone, petrolio, gas) è cresciuto del 5,2% e il consumo di metano domestico del 2%. Questo ha reso le bollette degli italiani le più care d’Europa. Lo certifica la relazione di Arera presentata ieri alla Camera. Colpa delle scelte miopi del governo Meloni: con le crisi energetiche dovute alle guerre in Ucraina e Medio Oriente, la premier ha voluto rendere l’Italia un hub del gas anziché puntare su eolico e fotovoltaico. Le importazioni di Gnl, sottolinea Arera, sono aumentate del 44% in un anno.

Il danno è duplice: da una parte si tiene il paese schiavo delle materie prime fossili che arrivano dall’estero, dall’altra si favoriscono le emissioni climalteranti che provocano il riscaldamento globale. Nemmeno l’ondata di calore in corso da quasi tre settimane, la più intensa che l’Europa abbia mai conosciuto, basta a far cambiare idea alla destra.

La relazione del presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, Nicola Dell’Acqua, è stata la prima dopo la nomina. Le stoccate al governo non sono mancate. Nel suo intervento ha sottolineato che «le tensioni geopolitiche, culminate nel primo trimestre 2026 con una nuova fiammata dei prezzi del gas sui mercati europei, ricordano che la vulnerabilità strutturale del sistema agli shock esterni non è superata». Per risolverla basterebbe investire nell’energia del sole e del vento che è pulita, gratuita e indipendente. Secondo il presidente Arera occorre «accompagnare la progressiva decarbonizzazione del settore energetico promuovendo l’elettrificazione» e superando il metano, ma a quanto pare la destra non ci arriva o non vuole arrivarci. Di conseguenza, ha detto Dell’Acqua, «il differenziale dei prezzi dell’elettricità e del gas rispetto alla media europea continua a pesare sulla competitività delle imprese e sui bilanci delle famiglie».