Indovinate qual è, tra i 27 Paesi dell’Unione europea, quello che paga più cara l’energia elettrica? Un indizio? È un Paese che dipende fortemente dall’import soprattutto di gas. E che sulle rinnovabili non sta marciando al ritmo necessario per centrale gli obiettivi di decarbonizzazione europei e neanche i target previsti dal suo stesso governo. Un Paese che mentre il mondo accelera su eolico e solare, nell’ultimo anno ha rallentato: +7,2 GW di nuovi impianti di generazione contro i +7,5 dell’anno precedente, facendo registrare un dato che allontana dall’obiettivo pur magro fissato dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Un Paese che negli ultimi cinque anni ha installato complessivamente circa 25 GW di nuove rinnovabili e che per raggiungere il target nei prossimi cinque anni dovrebbe installare almeno altri 55 GW, più del doppio di quanto fatto fino a oggi, ma che alla crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente sta rispondendo cercando nuove forniture di gas dall’Algeria e dai Paesi del Golfo persico.

Gli indizi sono anche troppi e comunque sì, siamo noi: è l’Italia lo Stato membro dell’Ue che paga l’energia elettrica più cara di tutti. E a dirlo non è qualche associazione di categoria, studio di settore o partito di opposizione. È la stessa Commissione europea a farlo sapere, per quanto in modo indiretto. Nell’ambito del programma RePowerWu, infatti, Bruxelles ha pubblicato online una serie di dati che illustrano le principali caratteristiche del panorama energetico per ogni Paese Ue. E dalla cartella relativa all’Italia inserita nella piattaforma Circabc (Communication and information resource centre for administrations, businesses and citizens) emerge che nel 2025 l’Italia è stata la nazione europea con i prezzi all’ingrosso dell’elettricità più alti tra i 27 membri, pari a 116 euro per MWh quando la media Ue era di 85 euro/MWh.