Ritrovare Valentina Maurel con la sua opera seconda, Siempre soy tu animal materno, nel Certain Regard di Cannes 79 è un po’ come ripercorrere lo spazio emotivo dei suoi personaggi, figure in transito sulla loro instabilità e sulla precarietà dei loro vissuti. Si tratta di riconnettersi con la dimensione mossa dell’adolescenza che attraversava già Tengo sueños eléctricos, esordio rivelazione di Locarno 2022: stessa dolce aggressività d’approccio agli stati d’animo dei personaggi, medesima tensione costante verso una definizione meramente istintiva di luoghi, azioni, relazioni e soprattutto reazioni… Lo spazio rappresentativo di questa regista è una sorta di grumo istintivo che contiene vissuti, pensieri, memorie implicite, ricordi concreti: tutto concentrato attorno al luogo mentale e sentimentale di una famiglia che appare tanto desiderata quanto immateriale, dispersa, scomposta. Era così in Tengo sueños electricos ed è così in Siempre soy tu animal materno, film lucidi e rapsodici quanto i loro bellissimi titoli, che ci conducono nelle narrazioni distratte, spiazzanti eppure così concrete e immediate di questa giovane regista costaricana di origini francesi e con formazione cinematografica belga.
Vissuto e memoria, figure in transito per un’instabile precarietà | il manifesto
Cannes (Visioni) Ritrovare Valentina Maurel con la sua opera seconda, Siempre soy tu animal materno, nel Certain Regard di Cannes 79 è un po’ come ripercorrere lo spazio emotivo dei suoi personaggi, figure in transito sulla loro instabilità e sulla precarietà dei loro vissuti. Si tratta di riconnettersi con la dimensione mossa dell’adolescenza che attraversava già Tengo








