In sede europea si riapre il tema delle sanzioni verso Itamar Ben Gvir? È quello che viene da chiedersi dopo le parole del ministro degli esteri Antonio Tajani. Il trattamento riservato dal ministro per la sicurezza nazionale agli attivisti nella Flotilla ha provocato la reazione della Farnesina, che prima ha invocato l’intervento di Bruxelles per sanzionare il ministro estremista, poi ha parlato di «contatti in corso» con i suoi omologhi per portare il tema alla prossima riunione dei capi della diplomazia dei 27 paesi Ue, il 15 giugno prossimo. Rilancia anche la ministra degli esteri irlandese Helen McEntee, a Bruxelles per un Consiglio dedicato al commercio internazionale. «Credo sia il momento di agire a livello europeo», ha detto chiedendo alla Commissione «proposte che vietino l’importazione di merci provenienti dagli insediamenti illegali». Proposte simili sono state già respinte.
LE SANZIONI INDIVIDUALI si approvano invece all’unanimità: è quanto accaduto nella riunione del Consiglio l’11 maggio. Sotto la scure di Bruxelles sono finiti coloni violenti della Cisgiordania ed esponenti di Hamas. Ma non esponenti del governo Netanyahu come Smotrich e Ben Gvir. La proposta originaria dell’esecutivo europeo, formulata a settembre 2025, includeva anche quei due nomi. Solo che il gruppo dei paesi più morbidi verso Tel Aviv ha stabilito una linea rossa: rappresentanti dello stato – ministri, membri dell’esercito, funzionari – non si toccano. La linea rossa è stata tracciata da Germania e Italia, di chi si è fatto scudo del veto ungherese, almeno fino al recente avvicendamento tra Orbán e Magyar, per fermare ogni provvedimento contro Israele. Roma e Berlino hanno guidato il fronte dell’appeasement verso Tel Aviv, sostenendo che non rompere i rapporti è l’unico modo per influenzarne la politica. Si è visto con quali esiti.










