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L'ultima provocazione di Itamar Ben Gvir, il video con gli attivisti della Flotilla ammanettati e in ginocchio, è stata forse la più classica delle gocce che ha fatto traboccare il vaso. A Bruxelles, in queste ore, l'atmosfera è sensibilmente cambiata. Ed è apparso, ormai chiaramente, come restare immobili sia sempre più difficile. E' su questa base che diversi Paesi membri, su iniziativa dell'Italia, hanno formalmente chiesto all'Ue di lavorare ad una proposta di sanzioni per il ministro estremista. L'Alto Rappresentante Kaja Kallas ha accolto la richiesta. Gli uffici del Servizio di Azione Esterna lavoreranno ad una o più opzioni da qui al 15 giugno, quando il dossier finirà sul tavolo del Consiglio Affari Esteri. E il via libera unanime alla misura, questa volta, sembra alla portata.Sanzioni a Ben Gvir: serve l'unanimità dei 27
Tuttavia, perché si concretizzi la luce verde alle misure restrittive per Ben Gvir serve l'unanimità. I giochi non sono chiusi. La Germania, ad esempio, appare chiusa in uno scomodo silenzio. La Repubblica Ceca è tra i Paesi che più si sono opposti a sanzionare in qualsiasi forma Israele. L'Ungheria non ha più Viktor Orban ma le sue storiche relazioni con lo Stato ebraico non sono evaporate. Certo, in Europa il vento per il governo Netanyahu sembra davvero cambiato. La prossima settimana, innanzitutto, saranno formalizzate le sanzioni per i coloni violenti, approvate nell'ultimo Consiglio Affari Esteri. Poi potrebbe toccare a Ben Gvir.










