E' un messaggio di rafforzamento dell'Alleanza e di continuità del sostegno all'Ucraina quello uscito dalla riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg, in Svezia. Il vertice si è chiuso con la consapevolezza che il rapporto transatlantico sta entrando in una nuova fase delicata di ribilanciamento. I temi al centro dei colloqui sono stati l'aumento della spesa per la difesa, il rafforzamento della base industriale militare, la revisione della presenza statunitense in Europa, la sicurezza dello stretto di Hormuz e la preparazione del vertice Nato di Ankara. Ha certamente disorientato l'annuncio del presidente Usa Donald Trump di inviare altri 5mila militari in Polonia dopo la vittoria di Karol Nawrocki alla presidenza del Paese. Una mossa destinata a rassicurare Varsavia ma che non sembra fermare il più ampio sforzo degli Stati Uniti di ridurre nel medio periodo la loro presenza militare in Europa. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha definito il dispiegamento di ulteriori truppe in Polonia una “buona notizia” per entrambi i Paesi. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha preso atto con soddisfazione della marcia indietro parziale della Casa Bianca sul disimpegno americano che ritiene "utile non solo per la sicurezza polacca, ma dell'intera alleanza”. Berlino ha infatti subito il ritiro di 5mila militari Usa nelle scorse settimane.Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha accolto “molto favorevolmente” la decisione americana sulla Polonia, ma ha anche chiarito che “la traiettoria resta quella di un'Europa più forte e una Nato più forte, capace passo dopo passo di ridurre la dipendenza da un solo alleato", gli Stati uniti, senza però prepararsi a una difesa europea completamente priva del contributo americano. L'intenzione sarebbe quella di restare fortemente legati alla NATO. Agli europei e al Canada viene chiesto di spendere complessivamente quanto gli Stati uniti per la difesa e assumersi “una maggiore responsabilità per la difesa della parte europea della Nato” ha detto Rutte. Il segretario generale ha evitato di fornire indicazioni su possibili riduzioni delle truppe Usa in Italia, spiegando che "si tratta di una decisione americana". Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha confermato che la revisione della presenza militare americana in Europa non è una misura punitiva, ma rientra in una valutazione continua degli impegni globali degli Stati uniti. Il capo della diplomazia americana ha tuttavia ribadito la delusione di Trump per la mancata risposta di alcuni alleati Nato alle operazioni americane in Medio Oriente, una questione che dovrà essere discussa a livello apicale. Il tema sarà quindi rinviato al vertice Nato di Ankara, in programma a luglio. Rubio ha aggiunto di non essere lui a stabilire i tempi della riduzione delle truppe americane in Europa, ma ha sottolineato che si tratta di “un processo”. Rubio ha insistito sul fatto che la cooperazione nell'Alleanza prosegue, citando proprio la decisione sulla Polonia e ha anche parlato di “lievi progressi” nei negoziati sull'Iran, senza fornire dettagli: “L'Iran sta cercando di creare un sistema di pedaggio. Sta cercando, tra l'altro, di convincere l'Oman a unirsi a questo sistema di pedaggio in una via d'acqua internazionale", ha affermato il segretario di Stato. ”Non c'è un paese al mondo che dovrebbe accettarlo", ha aggiunto ricordando anche la risoluzione sponsorizzata dal Bahrein alle Nazioni unite, che avrebbe raccolto “il più alto numero di co-sponsor”, compresi gli USA, mai registrato per una risoluzione presentata al Consiglio di sicurezza. L'Italia ha collegato il tema di Hormuz e l'ipotesi iraniana di imposizione di pedaggi al principio della libertà di navigazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che l'Italia è pronta a garantire una presenza militare adeguata nell'ambito di una missione internazionale, ma è improbabile che ciò avvenga sotto bandiera Nato a causa dell'opposizione della Turchia. Altro tema portante affrontato nella riunione è stato il rafforzamento industriale della difesa. Rutte ha spiegato che gli alleati stanno aumentando gli investimenti, ma che la spesa deve tradursi in capacità concrete. “I ministri hanno concordato che dobbiamo continuare a spingere per una cooperazione continua all'interno dell'Alleanza per aumentare la nostra capacità industriale della difesa”, ha detto. L'obiettivo è produrre di più e più rapidamente, su entrambe le sponde dell'Atlantico, rendendo la Nato non solo più forte ma anche “più equa”, con europei e canadesi chiamati ad assumere una quota maggiore della sicurezza comune. Rubio ha insistito sullo stesso punto, avvertendo che oggi gli alleati “non sono in grado” di produrre munizioni al ritmo necessario per rispondere ai bisogni futuri. “E' chiaro al mondo, a tutti noi nell'Alleanza e anche oltre, che semplicemente oggi non siamo in grado di produrre munizioni a un ritmo necessario per i bisogni futuri”, ha affermato. Anche il sostegno all'Ucraina è stato un tema centrale. Sull'Ucraina, rappresentata dal ministro degli esteri Andrii Sybiha, Rutte ha affermato che Kiev “sta conducendo una forte difesa” e che “il fronte si sta stabilizzando”. Secondo il segretario generale, ci sono persino rapporti secondo cui l'Ucraina starebbe recuperando terreno. Rubio ha detto che i negoziati di pace tra Russia e Ucraina finora “non sono stati fruttuosi, purtroppo”, ma che gli Stati uniti restano pronti a svolgere un ruolo diplomatico se si aprirà uno spazio utile. Il segretario di Stato ha aggiunto che la guerra “non finirà con una vittoria militare di una parte o dell'altra”, secondo la definizione tradizionale di vittoria, e ha auspicato che un giorno si possa trovare una soluzione. Washington, ha precisato, è pronta a essere coinvolta, ma “non è interessata a entrare in un ciclo infinito di riunioni che non portano a nulla”. Rubio ha espresso preoccupazione anche per le ripetute accuse russe contro i Paesi baltici, respinte con forza dagli interessati, secondo cui sarebbero pronti a collaborare con l'Ucraina per lanciare attacchi con droni contro la Russia. Il segretario di Stato ha definito la questione “preoccupante”, perché “si teme sempre un'escalation”. Gli Stati uniti, ha detto, seguono la vicenda con attenzione e sono impegnati con la Nato su questo punto. “Siamo preoccupati, perché non vogliamo che porti a un conflitto più ampio che possa davvero condurre a qualcosa di molto peggiore”, ha affermato. “Stiamo lavorando affinché il nostro sostegno all'Ucraina resti consistente, prevedibile e sostenibile, basato sulle sue esigenze critiche”, ha dichiarato Rutte, ricordando l'importanza del meccanismo Purl per garantire a Kiev l'accesso a equipaggiamenti americani finanziati dagli alleati europei. “L'Ucraina deve avere ciò di cui ha bisogno per difendersi oggi e scoraggiare future aggressioni domani”, ha insistito. In questo quadro, il segretario generale ha confermato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarà presente al vertice Nato di Ankara a luglio.