La campagna nata online come “Stop Killing Games” arriva in plenaria al Parlamento europeo e mette al centro una domanda: cosa significa davvero comprare un prodotto digitale?

La battaglia contro i videogiochi che “spariscono” è arrivata nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Gli eurodeputati hanno discusso l’iniziativa dei cittadini europei “Stop Destroying Videogames”, versione istituzionale della campagna nota online come “Stop Killing Games”.

Il tema sembra da gamer, ma la domanda è molto più ampia: che cosa compra davvero un consumatore quando acquista un prodotto digitale? Un bene, una licenza, un accesso che può essere revocato da remoto?L’obiettivo dell’iniziativa è impedire che videogiochi venduti o concessi in licenza ai consumatori europei vengano resi ingiocabili da remoto quando l’editore decide di interrompere il supporto, per esempio spegnendo i server. Non è una richiesta di mantenere online i giochi per sempre. Il punto è diverso: prevedere, quando il supporto ufficiale finisce, un modo perché il gioco resti funzionante o accessibile senza dipendere direttamente dall’editore. Può voler dire una modalità offline, strumenti per server privati, patch finali o altre soluzioni tecniche. Il punto è che, se un bene digitale è stato venduto, non dovrebbe poter sparire perché qualcuno, a distanza, spegne l’interruttore.Non solo gamer: il test europeo sulla proprietà digitale