Non si può fare una classifica delle vessazioni subite dai marinai di pace. Privati di tutto, acqua cibo, sonno, umiliati di continuo, minacciati con i taser, insultati, derisi, picchiati. Il benvenuto di Israele alle attiviste e agli attivisti della Global Sumud Flotilla è stato questo. Le voci si incrinano, mentre raccontano cosa hanno passato. «Quando ci hanno abbordato in acque internazionali hanno subito usato il taser sul collo di uno dei nostri compagni, chiedendo chi fosse il capitano, senza nemmeno aspettare una risposta - ricorda Antonella Bundu - Siamo arrivati ad Ashdod dentro un campo di concentramento galleggiante, non saprei descrivere in altro modo la nave carcere dove ci hanno trasferiti dopo essere stati sequestrati». Un’esperienza scioccante, di quelle che si vedono nei film o si leggono sui libri. «Mi hanno tirata via dal gruppo subito, spingendomi contro il muro e chiedendomi di togliere i pantaloni, fortunatamente ne avevo un altro paio sotto - continua Bundu - Mi hanno rubato le scarpe, ci hanno rubato tutto quello che avevamo. A una ragazza che soffre di epilessia hanno sbattuto due volte la testa per terra, solo perché aveva chiesto di poter avere i suoi farmaci». Il racconto dell’orrore non ha fine. Espulsi da Israele, dopo uno scalo all’aeroporto di Istambul, i componenti italiani della Flotilla sono appena tornati in patria. Dario Salvetti, operaio della ex Gkn di Campi Bisenzio, aggiunge ulteriori dettagli. «Mentre passavamo fra i container c’era un soldato che ci puntava il laser del fucile sulla fronte per spaventarci. I bagni delle celle non avevano sistemi di scarico, nessuno ci ha dato acqua, sapone o carta igienica per poterci pulire». Non è stato un incubo, è tutto vero. «Eravamo nelle celle, buttati per terra fra gli scarafaggi». Anche Bundu e Salvetti, come gli altri marinai di pace avevano al polso una fascetta con un numero identificativo, le catene alle caviglie. Un sequestro illegale, iniziato in acque internazionali e proseguito ad Ashdod. «Ci hanno perfino sparato addosso mentre ci abbordavano. Ci hanno sequestrato i passaporti. Da quel momento eravamo numeri dentro una nave con quattro container».
Antonella Bundu: «Ci hanno picchiato e umiliato, ma non ci hanno piegato»
Non si può fare una classifica delle vessazioni subite dai marinai di pace. Privati di tutto, acqua cibo, sonno, umiliati di continuo, minacciati con i taser, insultati, derisi, picchiati. Il benvenuto di Israele alle attiviste e agli attivisti della Glob










