Non è semplice, e forse neanche utile, circoscrivere all’interno di un unico perimetro la complessa varietà del contributo che Adone Brandalise, scomparso lo scorso 14 maggio, ha dato al pensiero non solo italiano. Complessità che certo non si risolve nelle scarne note biografiche, e l’intensa attività di promozione degli studi interculturali. Tanto vale, allora, tentare qualche carotaggio all’interno della sua produzione, soprattutto orale, facendo un esercizio di memoria reso possibile dalla presenza, nel sito creato da alcuni suoi allievi adonebrandalise.it, di una notevole quantità di corsi universitari, conferenze, incontri: il tutto all’insegna di quell’oralità che, congiunta alla sua formidabile memoria, costituiva la cifra principale del suo pensiero sempre producente e produttivo, ossia – come l’essenza spinoziana – sempre in atto. Il suo è stato un pensiero «dentro il confine», per riprendere il titolo di una silloge di interventi. Dove «confine» non indica un limite, ma una condizione: quella di una parzialità che si relaziona sempre con un «altrove», all’insegna di quel lacaniano «non cedere mai al proprio desiderio» che segnala uno degli autori con cui più a lungo Brandalise ha intrattenuto un confronto.